L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.

Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.

È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).




Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventiperché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo




martedì 17 marzo 2009

ISOLA DELLE FEMMINE TRA STORIA E TRADIZIONE


ISOLA DELLE FEMMINE IERI OGGI E domani?

Caricato da isolapulita




ISOLA DELLE FEMMINE TRA STORIA E LEGGENDA


Sulla costa nord-occidentale della Sicilia a circa sei miglia da Mondello, al di là del monte Gallo, oltrepassate la punta di Barcarello e la conca di Sferracavallo, c’è Isola delle Femmine. Un’isola che non è un’isola e che con le donne non c’entra affatto


Sulla costa nord-occidentale della Sicilia a circa sei miglia da Mondello, al di là del monte Gallo, oltrepassate la punta di Barcarello e la conca di Sferracavallo, c’è Isola delle Femmine. Un’isola che non è un’isola e che con le donne non c’entra affatto: anticamente era un piccolo villaggio di pescatori sulla terraferma intorno ad una grande costruzione feudale, poi una vasta borgata marinara, emblematico esempio di espansione peschereccia e oggi un importante centro turistico e di villeggiatura nonché una delle mete preferite dei surfisti locali, con una singolare riserva naturale marina e terrestre.


Una tesi aulica individua l’origine del nome della borgata in Insula Fimi (Isola di Eufemio) dal nome del governatore bizantino della Sicilia, ma la sua denominazione molto più probabilmente è legata a quella che gli abitanti del luogo chiamavano “Isula di fuora”: un’isoletta vicinissima alla costa e dalla forma triangolare (poco più di 14 ettari) “detta le Pulzelle, oggi delle Femine, lontana dal lido circa duecento canne[1], la quale avrà di circuito circa un miglio” secondo il celebre architetto Camillo Camiliani o “Isola del Donne” nelle memorie del musicista fiorentino Aurelio Scetti, condannato al remo sulle galere per aver ucciso la propria donna, o “Isola delle Donzelle” in un portolano siciliano del XVII secolo o ancora “Isola e tonnara di Feme detta delle Femmine” in una carta borbonica del 1851.


Nel XVI secolo, a difesa di Isola dalle incursioni barbaresche, furono edificate due torri di vedetta: una rossastra, cilindrica, a due piani sulla terraferma, su un’enorme pietra di basalto. È la cosiddetta “Torre in terra” che, facendo parte del sistema difensivo siciliano, macchinoso quanto poco efficace, era armata con una colubrina e in comunicazione con le torri di Carini, della punta dell’Orsa, di Molinazzo, del Guastato, di Capo Rama, della Balata… e dopo il 1584 l’altra, detta la “Torre in mare”, oggi quasi del tutto diroccata, a base quadrata, con mura spesse più di due metri e coronata di merli, in cima all’Isola di Fuori, perchè a nord la scogliera a strapiombo sul mare presentava due ampie insenature, ottimo nascondiglio per le navi pirata.


Secondo Plinio il Giovane bellissime fanciulle abitavano la piccola isola ed erano offerte in premio ai guerrieri più arditi. Si racconta anche di tredici donne turche esiliate e vissute da sole per sette anni nella torre, costruita da loro stesse, e che, liberate, fondarono Isola unendosi agli uomini del vicino borgo di Capaci. Da sempre poi si vocifera che sull’isolotto non si sa bene quali “femmine di mal affare” furono rinchiuse all’interno della torre a morire di stenti: nient’altro che una diceria messa in giro prendendo spunto proprio dal nome dell’isola. Una innocua storiella che però, nelle menti di alcuni se non di tanti, è divenuta al contrario la “base etimologica” per spiegare il topònimo dell’isola stessa. Mentre la storia del nome, quella vera, è da ricercarsi nel termine fim (bocca o imboccatura in arabo), che venne trascritto letteralmente nel latino Fimis, così come risulta indicata l’isoletta in un privilegio di Guglielmo II del 1176. Fimis in dialetto siciliano fu poi alterato in fimmini ed infine italianizzato in femmine. E le uniche femmine semmai delle quali è doveroso parlare sono di certo quelle donne, mogli, madri, figlie, sorelle, che nel corso dei secoli pazientemente aspettarono trepidanti il ritorno dei loro uomini. Lupi di mare che uscivano con qualsiasi tempo, intrepidi pescatori che partiti con il grecale, vento in poppa, costeggiando fino a raggiungere Trapani, nei pressi della tonnara di Bonagia si facevano il segno della croce e recitavano una preghiera, appena avvistavano il santuario della Madonna, uomini che si mettevano alla vela nel giorno di San Giuseppe (19 marzo) e stavano lontani da casa per mesi interi, mentre le donne restavano “sole a filare, fra semplici, lente e monotone melodie, il lino” per le menaidi[2], le lunghe reti stese poi ad asciugare sui piani stenditori di Isola. Ritornavano per il giorno di San Pietro (29 giugno) ignari di aver lasciato un segno nelle acque trapanesi, così come risulta nella Capitaneria di Trapani da una carta nautica inglese del 1864, in cui è riportata come Isola di Femine una piccola secca a qualche miglio ad ovest dal porto. È probabile che all’epoca, delle barche di Isola, che pescavano in quei mari, abbiano comunicato per errore il proprio luogo di origine, al posto del nome della secca, al comando del Firefly, il naviglio inglese che rilevò la carta.


E quante tracce deve aver lasciato questa rude e coraggiosa razza di pescatori, che rappresenta uno dei più chiari esempi di tradizione e di espansione peschereccia.


Ma le tradizioni marinare degli isolani gradualmente spiegarono le vele su altre rotte, sempre più lontane. I pescatori di Isola cominciarono dapprima a spingersi verso Trapani, San Vito Lo Capo, le Baracche di Trapani, Mazzara e verso le isole di Favignana e Marittimo, non andando oltre Sciacca e Girgenti (Porto Empedocle). Anche se nel 1830 la presa di Algeri aveva definitivamente posto fine alle scorribande dei pirati Turchi, il dolore e la paura continuarono a dominare sulla gente di Isola delle Femmine per molti anni. Non era facile cancellare le violenze subite, né dimenticare che alla fine del XVIII secolo, annientata “la marina sicula, la stessa Palermo rimaneva così indifesa che un ladrone inglese, addì 13 luglio 1797, poteva entrare nel porto e rimanervi, indisturbato, a predare quanti più legni potesse!”.


Nel 1856 la svolta, quando un certo Brignone di Pantelleria si reca a Isola per reclutare equipaggi per la pesca nelle acque di Lampedusa e trova diversi uomini pronti a seguirlo a bordo delle loro “capaciote”, barche ampie e leggere, solide ed eleganti, adatte alle migrazioni lontane. I pescatori stessi intuirono le potenzialità di questa barca davvero unica e presero a perfezionarla, rinforzandone le strutture e dotandola anche di una vela latina con o senza fiocco. E così quando nel 1870 Antonio detto u friddu e due dalmati un certo Novak e un tale Molino vengono in cerca di braccia robuste per andare in Tunisia a pesca dell’alaccia o sardinella aurita e a pesca di clupeidi[3] da salare in Algeria, che ne è ricchissima, le barche di Isola sono pronte a partire: le capaciote cominciano a battere in lungo e in largo le coste settentrionali dell’Africa: Mehdia, l’isoletta di Zembra fino a La Calle e piccole colonie di Isolani si creeranno a Tabarka, a Susa, a Tunisi, ad Algeri.


Negli anni Venti e Trenta Isola delle Femmine cominciò a spopolarsi: i fondali della costa nord-occidentale della Sicilia impoveriti dall’uso indiscriminato della pesca con la dinamite e i discendenti di quegli uomini, che pescavano nel caldo sole dell’Africa settentrionale, emigrarono in California. Sul fiume Sacramento vicino San Francisco diedero vita al nuovo borgo di Black Diamond, oggi Pittsburg, e in Alaska presero a pescare il salmone accanto a cinesi e gente di tutte le razze.


Alessandro Costanzo Matta








[1] circa 400 metri; canna: unità di misura di lunghezza (da due a tre metri)


[2] Lunghe reti per la pesca da posta formate da un solo telo a maglie tutte uguali


[3] Famiglia di Pesci Clupeiformi i cui generi principali sono Alosa, Clupea, Sardina e Alaccia o Sardinella


http://www.albaria.com/1pagina/1pagina03/Isola.htm


http://www.tanogabo.it/isola_delle_femmine.htm





Isola delle Femmine si trova a pochi minuti di autostrada da Palermo (A29 Palermo - Mazara del Vallo uscita Capaci) e dall'Aeroporto Internazionale Falcone-Borsellino (11 Km). Inoltre è collegata a Palermo dalla linea urbana 628 ed e dotata di una Stazione Metropolitana, collegata in maniera funzionale con la città di Palermo. Una caratteristica di Isola delle Femmine è la sua intima natura di borgo marinaro in cui, accanto alle automobili, lungo le strade, sono posteggiate le barche da pesca.


Lo spettacolo che offre il porto al mattino presto quando i pescatori scaricano dalle imbarcazioni il pesce per offrirlo, con lodi altisonanti, ai compratori è ormai entrato a far parte dell'immaginario collettivo e costituisce un rito secolare per l'antica comunità marinara di Isola. Grazie alla sua posizione, il piccolo isolotto "delle Femmine" fu preferito per molti secoli come approdo e riparo dalle navi che transitavano nella zona.


Per questo, l'immersione subacquea rivela non pochi reperti antichissimi (addirittura dell'età ellenistica) o più recenti (Medioevo) sparsi nella sabbia e tra le rocce.


Ma i tesori subacquei non sono solo prodotti dall'uomo, i fondali di Isola sono, infatti, bellissimi anche per la straordinaria bellezza della flora e della fauna ittica paramuncee, gorgome, anellidi e perfino flessuosi rametti di corallo rosso sono l'habitat di piccole aragosle, murene ed altri pesci


Varietà di habitat ad Isola delle Femmine
di Elena D'Andrea, Ugo Faralli, Stefania Itolli


La sorprendente varietà di habitat ha permesso la conservazione di un patrimonio floristico di circa 144 specie. La formazione a gariga con arbusti di lentisco e barbosa occupa la parte centrale dell'isola. Le fioriture di iris, romulea e ginestrino, caratterizzano la steppa mediterranea. Tappeti di malva, mandragora ed erba stella ricoprono i tratti a praticelli. La vegetazione della fascia costiera comprende piante resistenti alla salsedine tra cui il ginestrino delle scogliere, lo statice e la salicornia. Tra le componenti erbacee spiccano con i loro delicati colori l'asfodelo, il gladiolo dei campi e la speronella.


L'isolamento geografico, che offre protezione dalle aggressioni umane e la ricchezza di risorse alimentari costituiscono gli elementi caratterizzanti di quest'isola, consentendo l'insediamento e la rapida espansione numerica di una delle colonie di gabbiano reale mediterraneo più importanti del mar Tirreno. Proprio grazie all'isolamento geografico e alla ricchezza di risorse alimentari è stata infatti scelta da diverse specie di uccelli migratori come punto obbligatorio e di sosta dove fuggire dai pericoli della terraferma. Sull'isola si fermano per riprendere le forze prima di ripartire il cormorano, l'airone cenerino, il martin pescatore e la garzetta. Analogo asilo sul luogo trovano altre specie come il codirosso spazzacamino, la cappellaccia e la cutrettola, oltre ai rapaci delle aree circostanti come la poiana ed il falco pellegrino.


Oltre alle diverse specie di uccelli, sono inoltre presenti la lucertola campestre, il biacco, il coniglio selvatico, numerose coloratissime farfalle come l'icaro e la zigena insieme a diversi coleotteri.


Flora e fauna subacquea.
La zona di riserva marina comprende alcuni tra i fondali più interessanti che circondano l'isola, la cui principale caratteristica è data dalla varietà di ambienti: estese praterie di posidonia oceanica, indicatore di purezza delle acque, fondali sabbiosi regno della pinna nobilis, imponente bivalvo minacciato dì estinzione, anfratti e pareti rocciose che offrono sicura dimora a innumerevoli esseri viventi. La flora subacquea occupa un ruolo rilevante nel regno vegetale dell'isola con oltre 100 specie di alghe tra cui la Chysloseira medilerranea, la rosa di mare e la coda di pavone. Polpi, nudibranchi, ricci, cavallucci marini, stelle di mare popolano i bassi fondali. Madrepore, attinie e conchiglie danno luce, con i loro colori, anche alle zone più profonde. La presenza di plancton e di correnti marine attira pesci pelagici come le ricciole, i palamiti e i pesci luna. Meravigliose gorgonie rosa si dipartono dalle rocce che formano una parete, tra i 35 e i 42 metri di profondità, ricca di anfratti e fenditure scelte come dimora da maestose cernie e timide aragoste.


Un sentiero lungo l'isola.
E' in via di realizzazione un percorso natura che si snoderà lungo tutta l'isola, costeggiando il perimetro. Percorrendo il sentiero, munito di cartelli esplicativi, sarà possibile ammirare la straordinaria bellezza dei suoi abitanti e delle sue essenze botaniche passando vicino alla torre diroccata del XVI secolo e al Centro didattico. Il Centro visite dell'oasi è localizzato sul lungomare di Isola delle Femmine prospicente l'isola.


Tra i monumenti abbiamo la "torre in terra" denominata per distinguerla da quella costruita sull'lsolotto di fronte al paese di "Isola delle Femmine". Alcuni autori la chiamano torre di 'Capaci", dal nome del paese limitrofo ad Isola delle Femmine. Costruita intorno al XV secolo, è simile per le caratteristiche costruttive alle torri di Mondello e di Sferracavallo. Fu eretta per difendere la tonnara donata da Guglielmo II alla chiesa di Monreale nel 1176; successivamente questa tonnara fu concessa in perpetuo al conte di Capaci; ha pianta a sezione circolare, con due piani fuori terra, di cui quello inferiore abitato a cisterna.


La torre in mare (nell'isola) nota fin dall' antichità, fu frequentata già in età punico-romana, infatti, le numerose scoperte di ancore di piombo nei fondali e il ritrovamento delle cisterne per la preparazione del garum (una salsa preparata con alici e ventresche di pesci azzurri in presenza di sale) non lasciano alcun dubbio circa l'antica presenza dell'uomo sull'isolotto. La torre e a pianta quadra, con due cisterne per la raccolta delle acque piovane e spessori murari di oltre due metri venne proposta dall'architetto militare toscano Camillo Camilliani, durante il sopralluogo che egli compì nel 1583 ed eretta solo alla fine del 1600 a baluardo del villaggio e delle marine limitrofe. La massiccia torre incuteva sicuramente timore e rispetto tra i pirati, soprattutto per la sua capacita di fuoco, dal momento che la morsa degli attacchi si affievolì notevolmente.


La chiesa Madre di Isola delle Femmine e stata edificata dal popolo in epoche diverse. Prima del 1850 era una piccola chiesa un rustico ad una navata, nel 1860, si comprarono dai fedeli alcune casette a destra e a sinistra della chiesa e, in quell'epoca, si costruì la navata di destra con quattro cappelle e l'altare nel 1903 con l'aiuto del Curato Sac. Pietro Mannino e di tutto il popolo si incominciarono i restauri della chiesetta si costruì la volta della navata maggiore e si fece un riempimento di tutto il pavimento della chiesa per metterlo a livello della piazza in seguito si costruì la navata di sinistra con altre quattro cappelle, il campanile e si fece l'ammattonato della chiesa tutto in cemento. Infine la chiesa venne abbellita con una magnifica facciata ed un marciapiede in cemento.


Fino ad oggi diversi sono stati gli interventi di restauro e di abbellimento. Nei primi del '900 e stata affrescata la navata centrale, ad opera del Giambecchina, con immagini della Vergine Maria. Nel 1993, è stato completamente rifatto il Coro che è stato abbellito con affreschi, realizzati con tecniche antichissime, raffiguranti scene di vita della Madonna. In particolare da un lato è rappresentata l'Annunciazione e da quello apposto la Visitazione. La parte centrale è stata affrescata con motivi che riproducono l'architettura della navata centrale, che conferisce un senso di profondità a tutta la chiesa. Nel mese di Dicembre 1995, e stato inaugurato un nuovo organo a canne, realizzato del tutto artigianalmente. L'organo e dotato di 12 registri e circa 200 canne, 2 tastiere e una pedaliera.


Eventi e folklore
Febbraio: Carnevale; sfilata di mini carri allegorici - Sagra della Panella


19 marzo: festa di San Giuseppe (con distribuzione di pane benedetto) e giochi antichi (pignate e corsa dei sacchi)


29 giugno: festa di San Pietro patrono dei pescatori


2 luglio: festa della Patrona Maria S.S. Delle Grazie


Luglio/settembre: Estate Isolana
Premio Fimis (scultura-pittura-arte)
Mostre e rassegne culturali
Sagra del pesce


Novembre-dicembre: Concerti per il mare; Rassegna internazionale di musica classica; Concorso internazionale per pianoforte


* tratto dall'opuscolo della Provincia di Palermo


http://siciliaannouno.blogspot.com/



http://rinascita-di-isola.blogspot.com/2006/06/rinascita-di-isola-delle-femmine-i.html

http://isoladifuori.blogspot.com/2009/01/la-pesca-il-porto-isola-delle-femmine.html

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