L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.

Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.

È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).




Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventiperché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo




sabato 20 agosto 2011

Miracolo in Salento il folk ora è business

Miracolo in Salento il folk ora è business

PIERFRANCESCO PACODA


 

Uno studio della Bocconi rivela: ogni euro investito nella “Notte della taranta” ne porta tre sul territorio



 

 

MELPIGNANO (LECCE)

Benvenuti a Ibiza. Nel Salento. Come se non bastassero le somiglianze geografiche, l’aridità della terra, la macchia mediterranea, le calette nascoste fra gli scogli e ancora difficilmente accessibili, l’isola delle Baleari simbolo della «festa perfetta» e questo lembo di Sud Italia sembrano unite da una comune, edonistica vocazione.

«Il Salento è la nuova Ibiza», titola il numero di agosto di «DJ Mag», la più autorevole rivista internazionale (è diffusa in tutto il mondo) dedicata agli stili di vita che nascono nei club, ai disc jockey, alla musica dance. E, in effetti, se si percorre la strada che unisce Lecce a Maglie, e poi, scendendo sempre più giù, al «finibus terrae» di Santa Maria di Leuca, l’occhio dell’automobilista è catturato, in continuazione, da enormi manifesti, giganti cartelloni pubblicitari che non reclamizzano griffe alla moda o banche, ma discoteche, serate, party con dj newyorchesi, cileni, francesi, inglesi, italiani.

Volti e nomi ignoti ai più, facce apparentemente sconosciute a i normali «consumatori» di cultura musicale che qui, proprio come alle Baleari, sono invece superstar riconosciute, osannate, capaci di attirare folle da concerto rock. E questo fenomeno della cartellonistica stradale, con gli eroi della notte, va in scena, fatto unico al mondo, a Ibiza e nel Salento.

Quanti conoscono il livornese Ilario Alicante, piuttosto che il cileno Luciano che ci guardano, dai loro megavolti, mentre raggiungiamo Otranto? E che dire dell’incredibile concentrazione di dj nei giorni di metà agosto? Sono tutti qui. David Guetta a Ferragosto, Grandmaster Flash il giorno dopo, e poi Aphex

Twin e Little «Louie» Vega e la sua ex moglie India, regina della dance latina, a poche ore di distanza. Nelle eleganti discoteche a picco sul mare come nelle antiche masserie ristrutturate con cura dalla Provincia e utilizzate anche per le notti di musica elettronica come per il reggae. Che qui, dove sono nati i Sud Sound System, è più popolare del rock.

E poi c’è la tradizione, la pizzica che muove folle danzanti verso il piazzale degli Agostiniani, l’ex convento del XVI secolo fuori Melpignano dove il 27 agosto si svolgerà l’edizione numero 14 della «Notte della taranta». Per l’occasione verrà pubblicato un volume curato da Giuseppe Attanasi e Filippo Giordano, risultato di una lunga e approfondita ricerca che l’università Bocconi ha dedicato all’impatto che il festival della taranta ha sul territorio. I dati faranno discutere e riflettere chi si occupa dell’economia futura dell’Italia.

Ogni euro investito in questa manifestazione (che tra varie tappe e data finale richiama circa 300 mila persone con un costo inferiore al milione di euro) ne produce tre che rimangono sul territorio. Se poi si considera la spesa dei turisti arrivati nel Salento «anche» per il Festival e non solo, nei quattro anni presi in esame si è calcolato un fatturato complessivo pari a 25.380.000 euro.

Una soddisfazione per l’ex sindaco Sergio Blasi, tra gli inventori di quell’evento, nel 1998: «Se dovessi indicare il maggior motivo di felicità per il successo di questa iniziativa, parlerei del fatto che Melpignano è il luogo, nel Salento, al primo posto per la raccolta differenziata dei rifiuti». C’è un nesso? «Quando una piccola comunità riscopre l’orgoglio delle proprie radici, delle tradizioni che esprimono una musica riconosciuta e amata ovunque, cura con maggiore attenzione il proprio territorio, che è l’unico vero patrimonio che possiede». Così la pensano gli artisti che da qui sono passati, a dirigere l’Orchestra popolare della Taranta, oltre 30 strumentisti e 15 danzatori che rileggono un repertorio di arcaica e tribale suggestione, la stessa che affascinò l’antropologo Ernesto De Martino, che al tarantismo dedicò, giusto 50 anni fa, il saggio «La terra del rimorso». I vecchi del paese ancora ricordano con affetto Stewart Copeland, il batterista dei Police, «direttore» della rassegna nel 2003.

«Lu Copeland», come affettuosamente lo chiamavano al bar facendo a gara per offrirgli un «caffè in ghiaccio» come si usa nel Salento con aggiunta di latte di mandorla, ha ricambiato. Nella sua autobiografia, pubblicata di recente, rievoca i giorni di Melpignano con un misto di romanticismo e mitologia, una sorta di Eden perduto e misterico dove affrontare la taranta con i tamburelli del folk e i tamburi del rock. Da quel palco sono passati il leader dei Weather Report, Joe Zawinul, Mauro Pagani, Ambrogio Sparagna, Francesco De Gregori ha smesso i panni del cantautore schivo per intonare le rime della «Divina Commedia», duettando con la voce di bambina di Alessia Tondo, la giovanissima promessa del folk salentino.

Dallo scorso anno, il ruolo di «Maestro concertatore» è assegnato a Ludovico Einaudi, compositore minimale con una visione. Fare di Melpignano, per una notte, il centro pulsante del Mediterraneo. Dove, nella terra dell’accoglienza per eccellenza (ricorrono in questi giorni i 20 anni dall’arrivo nel porto di Bari della nave Vlora, con il suo carico di decine di migliaia di disperati albanesi) l’Africa, la Spagna e i Balcani incontreranno la pizzica. Spetterà poi alla sua sensibilità sonora mettere insieme tutto questo con gli altri ospiti che ha voluto sul palco per il 27 agosto, gli irlandesi Chieftains (quelli della colonna sonora di Barry Lindon di Kubrick) e il percussionista giapponese Joji Hirota.

A Ibiza, forse, questo non sarebbe possibile. A Melpignano sì.

 


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