L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.

Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.

È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).




Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventiperché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo




martedì 23 luglio 2013

Le grandi donne che hanno cambiato il mondo

Le grandi donne che hanno cambiato il mondo

Un libro-compendio con ritratti di ogni epoca che riscrive, con al centro l'umanità delle protagoniste, la storia femminile. Dalla prima Faraone nell'Egitto del XV sec a. c. ai giorni nostri. L'autrice é Stefania Bonura, esperta di storia antica




Le grandi donne che hanno cambiato il mondo



La storia ha da sempre sottovalutato o ignorato le donne. E quello che di loro è stato raccontato ha dovuto subire la selezione dello sguardo maschile. Da qualche tempo, però, le ombre si sono diradate e si moltiplicano i libri scritti da donne sulle donne: intellettuali, scienziate, artiste, sportive, scrittrici e poete; o donne ribelli, abili politiche, professioniste e imprenditrici. Mentre, dal passato, riemergono imperatrici, nobili e proletarie, sante  e guerriere. Esistenze che ricompongono un mosaico di un universo femminile comunque ancora poco conosciuto, assemblato con approcci diversi, punti di vista  differenti, ma sempre attento a far conoscere talenti e sapienze troppo a lungo circondati dal silenzio. Ed ecco ora arrivare in libreria per Newton&Compton un nuovo libro di ritratti di donne eccellenti con , al centro, il lato umano di regine e pittrici, stiliste e politiche, Le grandi donne che hanno cambiato il mondo, un viaggio nell'altra metà del presente e del passato firmato da Stefania Bonura, appassionata di storia antica,  fondatrice della casa editrice XL, che ben conosce le vicende delle donne nei secoli e il loro ruolo nella società.

Decine le figure femminili di ogni epoca evocate da Bonura: dalla donna faraone dell'Egitto del XV secolo a. c. alla campionessa dei nostri giorni, Sara Simeoni, passando per Saffo, Ipazia, Artemisia Gentileschi, Anna Bolena, Marie Curie, Evita Peron e Golda Meier, Josephine Baker, Simone de Beauvoir, Maria Callas, Audry Hepburn, Pina Baush e tante altre. Personaggi, piccoli o grandi "che hanno contribuito in vari modi a costruire la narrazione di questo nostro mondo". Donne famose, più o meno celebrate per i pregi o per i difetti, e donne quasi sconosciute. Una piccola folla di protagoniste; tante vite che, ciascuna a modo suo, si fanno testimonianza di un pezzo di noi, da dove veniamo e anche di come siamo diventati. Memorie e racconti che, pur non rivelando nulla di inedito, aggiungono luce a quel pezzo di storia rimasto troppo a lungo al buio e non ancora svelato del tutto.
E, a proposito dell'importanza che ha avuto la narrazione di genere per il riscatto dell'universo femminile dal silenzio, è utile rileggere la citazione che Stefania Bonura trae da  Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, riproposta all'inizio del suo libro:"Verso la fine del Settecento si produsse un cambiamento tale che, se dovessi riscrivere la storia, io descriverei più a fondo e lo riterrei più importante delle Crociate o della Guerra delle Due Rose. La donna della classe media cominciò a scrivere". 

Racconti inediti, rivisitati o solo un'operazione di memoria? Lei è anche editore, e dunque quali sono i perché del suo libro?

Non ci sono inediti, se si esclude forse Sara Simeoni su cui poco o nulla è stato pubblicato a parte articoli e interviste. Non ho contribuito con nuove e sbalorditive interpretazioni delle azioni e delle opere di queste donne, non ho voluto fare un elenco di "talenti ed eroiche virtù," né voluto costruire altari su cui invocare e rievocare lo spettro di eroine e sante. In questa  Storia con la "s" maiuscola, quella forgiata per secoli dagli uomini, le donne sono sempre state relegate a spettatrici, o nel migliore dei casi condannate a un ruolo, o al rogo. Io ho voluto esattamente fare l'operazione inversa, come sempre faccio quando scrivo: riportare queste protagoniste alla loro dimensione umana. Meglio: alla loro dimensione di donne. Pur nel rigore dei dati e dei fatti ho preferito allentare la morsa anagrafica, laddove l'ho ritenuto possibile, se non necessario. Immedesimarmi, narrare le pieghe della loro vita, lasciando anche spazio alla fantasia. Lo considero il mio più grande piacere della vita. Ma è solo un lato di un desiderio duplice che, in un certo senso, si potrebbe associare alla bizzarra doppia veste di scrittrice ed editrice. Una sorta di doppia anima. Che tuttavia converge nella stessa direzione: costruire una storia dal punto di vista delle donne. Faccio un esempio: Hatshepsut, la grande regina egizia che volle indossare i panni di un faraone, viene ricordata da tutti come l'usurpatrice, la matrigna che strappò il potere dalle mani di Tuthmosi III e lo esercitò fino alla fine dei suoi giorni incurante del suo ruolo illegittimo. Pochi la immaginano in preda all'eccitazione di una fanciulla, dopo l'esito positivo di una spedizione commerciale e pacifica da lei voluta nel leggendario paese di Punt, intenta a immergere le mani negli unguenti profumati provenienti da quel paese. E' lei a raccontarcelo. E la sua voce, è quella che conta.

Quali sono stati i criteri con cui sono state selezionate "le grandi donne" che hanno cambiato il mondo?

L'operazione è stata lunga. Su un quadernetto ho cominciato a raccogliere nomi e l'ho fatto per svariati giorni finché le righe non riuscivano a contenerne più. Avevo selezionato centinaia e centinaia di donne che, in un modo o in un altro, nei più disparati ambiti sociali, più o meno incisive e celebri, avevano cambiato, stravolto o solo impresso la loro impronta sul nostro mondo e sulla sua storia. Inserirli tutti era impossibile, a meno di non voler scrivere un'enciclopedia. Per includerne un buon numero avrei dovuto ridurre drasticamente le pagine disponibili per ciascuna di esse e accontentarmi di schede biografiche scarne. Io volevo invece approfondire. Volevo avere la possibilità di trascinare il lettore in epoche spesso lontane, volevo che sentissero quanto queste protagoniste erano riuscite a scatenare sentimenti forti, di rifiuto o di trasporto, quanta sofferenza per sé e per gli altri, quanta speranza, quanta disperazione. Vite difficili, tormentate, tragiche, emozionanti, brillanti. Poche storie, insomma, ma buone... 

Alcuni nomi si sono imposti da sé. Per intenderci: impossibile parlare di Inghilterra senza Elisabetta I Tudor; e di Spagna senza Isabella di Castiglia; e di chimica e fisica senza Marie Curie; e di poesia senza Saffo... Per altri nomi la scelta è stata più difficile. Laddove, in certi periodi e in certi ambiti, la rosa delle pretendenti era più fitta, a prevalere sono stati simpatia e affetto. In ogni caso, ho cercato di inserire personaggi rappresentativi di varie epoche e di momenti di passaggio, in cui il loro contributo è stato spesso determinante. Un esempio può essere Rosa Parks che con un "No" mise in moto il movimento dei diritti civili dei neri negli Stati Uniti. Rivolgimenti da cui in qualche modo sono state travolte e su cui hanno, spesso anche solo simbolicamente, soffiato più degli altri e in modo decisivo. Non mi interessavano i record. E' vero, Artemisia Gentileschi fu la prima pittrice ad essere ammessa in una Accademia di Belle arti, e la Simeoni è stata primatista mondiale di salto in alto. E le ho scelte soprattutto per la loro capacità di imporsi in un mondo dominato dagli uomini e di aprire la strada alle donne che sarebbero giunte successivamente.

L'altra metà della storia è stata a lungo trascurata. Oggi è tutto cambiato. Ma... proprio tutto?

Virginia Woolf diceva che se avesse dovuto riscrivere la storia avrebbe considerato di gran lunga più importante delle crociate (o di altri grandi eventi) un cambiamento epocale che si produsse alla fine del Settecento, quando la donna della classe media cominciò a scrivere. E prima? A parte rare eccezioni, prima è il vuoto. Perché di tutte le oppressioni che le donne hanno dovuto subire, la più terribile è stata proprio quella di essere estromesse anche dalla storia, dalla sua narrazione. Il flusso degli eventi è stato solo un magma nelle mani degli uomini. Il cambiamento epocale del Settecento è un inizio. Da questo momento il numero delle donne coscienti di far parte degli accadimenti sociali e politici della loro epoca, e di essere in grado di interpretarli e crearli, cresce sempre di più. Fino a oggi. Oggi la situazione è diversa, ma fino a un certo punto. La questione, a mio avviso, è numerica. La storia è una questione di numeri. E dunque atteniamoci ai numeri, alle statistiche, alle percentuali. Abbiamo ottenuto pari diritti, e di fronte alla legge siamo tutti uguali, ma la sostanza non mi pare molto cambiata. Se le norme, nella maggior parte dei paesi occidentali, ormai ci hanno sollevate dalla condizione di cittadine di "serie b", i numeri parlano chiaro e ci dicono ben altro. I luoghi del potere, politico ed economico, non riflettono la percentuale di donne presenti sul pianeta e i dati sulla violenza ci raccontano un'altra storia. Esploratrici, politiche, scienziate, imprenditrici, artiste, allora ben vengano, e tante... c'è un vuoto millenario da colmare. E ben vengano le donne che parlano di donne... c'è una storia da scrivere.


http://www.repubblica.it/rubriche/passaparola/2013/07/04/news/grandi_donne-62385047/?fb_action_ids=587846217905226&fb_action_types=og.recommends&fb_ref=s%3DshowShareBarUI%3Ap%3Dfacebook-like&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582






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