L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.

Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.

È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).




Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventiperché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo




giovedì 30 luglio 2015

Diritto alla Informazione: TAR PALERMO 01986 2015 BELLIS ERNESTA CARUSO CLUAD...

Numero 00141/2016 e data 23/02/2016





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REPUBBLICA ITALIANA

CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA


Adunanza delle Sezioni riunite del 15 dicembre 2015

NUMERO AFFARE 00042/2015


OGGETTO:

Ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana proposto da CARUSO DANIELE avverso ordinanza di demolizione di opere edilizie abusive del Comune di Isola delle Femmine n. 22 del 23 maggio 2012.
Istanza di sospensione.
LA SEZIONE
Vista la relazione n. 285/250.13.8 dell’8 gennaio 2015, con la quale la Presidenza della Regione siciliana – Ufficio legislativo e legale – ha chiesto il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa sul ricorso straordinario indicato in oggetto.
Esaminati gli atti e udito il relatore, Consigliere Giovanni Lo Bue;

PREMESSO
Con ricorso straordinario al Presidente della Regione siciliana, notificato al Comune di Isola delle Femmine in data 3 luglio 2013, il signor Caruso Daniele ha impugnato, chiedendone l’annullamento previa sospensione, l’ordinanza n. 22 del 23 maggio 2012, con la quale il Comune di Isola delle Femmine ha ordinato la demolizione delle opere edilizie realizzate abusivamente dal ricorrente nel lotto di terreno sito in via dei Saraceni, n. 31, consistenti in n. 6 corpi di fabbrica con struttura in cemento armato ad una elevazione fuori terra, aventi ciascuno superficie di circa mq. 33 circa.
Il ricorrente premette in fatto che in data 07 dicembre 2004, la signora Bellis Ernesta, dante causa dello stesso, presentava istanza di condono edilizio ai sensi della L. n. 326/2003, per il rilascio della concessione in sanatoria relativa alle opere (due dei sei corpi fabbrica ad unica elevazione denominati “E” e “F)” realizzate nel lotto di terreno sito in Isola della Femmine in viale dei Saraceni n. 31, identificato in catasto al N.C.E.U foglio 3 particella 1766, della consistenza di mq. 27 e 25 circa.
A seguito del decesso della richiedente ad essa sono subentrati gli eredi fra i quali l'odierno ricorrente.
Il Comune con provvedimento n. 7 del 24 aprile 2012 ha denegato la superiore istanza ed il signor Caruso Daniele, unitamente al fratello Caruso Claudio, hanno impugnato il provvedimento negativo in sede giurisdizionale innanzi al TAR Palermo ed il relativo giudizio è, alla data del presente ricorso, pendente.
Dopo avere trascritto i motivi del citato ricorso innanzi al T.A.R., il ricorrente affida il presente gravame avverso l'ingiunzione di demolizione in oggetto ai seguenti, rubricati, motivi :
I) Illegittimità derivata.
Il ricorrente eccepisce che l'ordinanza n.22 del 23 maggio 2012 trova il suo presupposto logico e giuridico nel provvedimento di diniego di concessione n.7 del 24/04/2012 che a parere del ricorrente è viziato per i motivi esposti nel ricorso pendente presso il TAR Sicilia sez. PA che qui intende ripetuti e trascritti.
II) Incompetenza
Il ricorrente lamenta che l'ordinanza n.22 del 23 maggio 2012 è stata emessa non dal Dirigente Responsabile dell'Area III bensì da un “funzionario”senza alcun riferimento di preventiva attribuzione di potere allo stesso.
III) Eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria,
atteso che ad avviso del ricorrente l'Amministrazione non ha fornito alcuna motivazione specifica in ordine al preteso pregiudizio urbanistico né un'adeguata comparazione di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, limitandosi a rilevare violazioni di carattere formale; non ha, inoltre, tenuto conto delle osservazioni depositate omettendo di effettuare le opportune verifiche in ordine all'epoca di realizzazione dei manufatti in argomento.
IV) Violazione del principio del contraddittorio
Il ricorrente deduce che l'ordinanza gravata è stata emessa e notificata solo nei confronti di uno dei controinteressati. Pertanto gli altri controinteressati non hanno potuto partecipare alla formazione degli atti e non sono stati messi nelle condizioni di spiegare le loro difese.
Il Comune di Isola delle Femmine ha trasmesso la documentazione occorrente per la trattazione del ricorso ed il rapporto di cui all’art. 9 del D.P.R. n. 1199/1971, precisando che l’ordinanza impugnata è stata emessa dal Responsabile del III Settore Tecnico-Urbanistico, ing. Francesca Usticano, nominata dalla Commissione straordinaria con determina n, 2 del 27 dicembre 2012 e che l’area su cui ricadono le opere in contestazione è soggetta a vincolo di inedificabilità assoluta ai sensi dell’art. 15 della L. r. n. 78/1976.
Precisa, inoltre, il Comune che, con verbale di sopralluogo n. 152/05 del 21 maggio 2005 del Comando di Polizia Municipale era stata contestata la realizzazione, sul lotto di terreno identificato in catasto al foglio 3, particella 1766, di n. 6 corpi di fabbrica identificati con le lettere da “A “ad “F” per i quali, con ordinanza n.14/R.O. del 7 aprile 2006, era già stata ordinata l'immediata sospensione dei lavori e il ripristino dello stato dei luoghi, con esclusione di un corpo di fabbrica per il quale era stata presentata istanza di condono ai sensi della L. n. 326/2003. Successivamente, in data 9 giugno 2006, la Bellis presentava istanza di accertamento di conformità ai sensi dell'art.13 della L. n. 47/1985 per il rilascio di concessione in sanatoria per la realizzazione, sempre, in via dei Saraceni n.31, dei predetti corpi fabbrica ad unica elevazione fuori terra denominati con le lettere da “A” a “F”, con esclusione dei corpi “E” ed “F”, in ordine ai quali era stata prodotta istanza di condono. La Commissione edilizia comunale, nella seduta del 20 giugno 2006 si esprimeva negativamente e la menzionata signora Bellis, in data 28 novembre 2006, proponeva ricorso in via straordinaria, per l'annullamento, previa sospensione, del silenzio-rigetto formatosi sull'istanza di accertamento di conformità. Il predetto ricorso è stato definito con D.P. n. 546 del 29 settembre 2009 il quale ne dichiarava il rigetto.
Con ordinanza n.5 del 8 febbraio 2012, accertata la continuazione della realizzazione delle opere, in assenza di permesso di costruire, è stata ordinata altra sospensione dei lavori e, con provvedimento n. 7 del 24 aprile 2012, il Comune ha denegato il rilascio della concessione in sanatoria relativa all'istanza di condono edilizio, presentata in data 7 dicembre 2004, ai sensi della L. n. 326/2003 per la regolarizzazione dei due corpi fabbrica ad unica elevazione denominati “E” e “F”.
Sottolinea infine l'Amministrazione che “rimangono esclusi dall'ordinanza n. 22...” ( oggetto del presente ricorso) “… i corpi denominati “E” ed “F” oggetto del diniego di sanatoria n. 7 del 24/4/2012”.
CONSIDERATO
Il ricorso in esame, regolare sotto il profilo fiscale, appare ricevibile essendo stato presentato entro il termine di centoventi giorni dalla data di notifica del provvedimento impugnato al ricorrente, che dichiara di averne avuto conoscenza in data 19 marzo 2013 senza essere smentito dal Comune. Esso è tuttavia in parte inammissibile e in parte infondato, come rilevato anche dall’Ufficio legislativo e legale della Presidenza della Regione.
Con riguardo al primo motivo di gravame, infatti, se ne rileva l’inammissibilità in quanto le doglianze circa la pretesa invalidità derivata dal provvedimento di diniego, eccepite nel ricorso innanzi al T.A.R., sono relative al diniego sull'istanza di condono edilizio, presentato dalla Bellis, in data 07 dicembre 2004 e, pertanto, le stesse non sono attinenti all'ordinanza di demolizione gravata. Infatti, come puntualizzato dal Comune, il diniego (e di conseguenza il gravame in sede giurisdizionale) si riferisce ad opere abusive diverse da quelle contestate nell'ordinanza n. 22 del 23 maggio 2012, impugnata in questa sede, e nello specifico relativo ai corpi fabbrica denominati con le lettere “E” e “F”.
Con riguardo al secondo motivo di gravame si osserva che lo stesso non è meritevole di accoglimento in quanto non risulta corrispondente al vero la circostanza secondo la quale il provvedimento impugnato è stato emesso da un funzionario che era privo dell'attribuzione dei poteri; invero anche solo da un attenta lettura del provvedimento medesimo si poteva constatare che accanto alla firma del Responsabile del servizio II è presente anche la firma del Responsabile del Settore III al quale è attribuibile l'emissione del provvedimento.
Del pari infondato è, poi, il terzo motivo di gravame. Infatti, secondo il costante orientamento giurisprudenziale, presupposto per l’emanazione dell’ordinanza di demolizione di opere edilizie abusive è soltanto la constatata esecuzione di queste ultime in assenza o in totale difformità dal titolo concessorio, per cui l’ordinanza stessa è atto dovuto ed è sufficientemente motivata con l’accertamento dell’abuso, essendo in re ipsa l’interesse pubblico alla rimozione di esso. (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 11 febbraio 1999, n.143 e Sez. II, 12 maggio 1999, n. 729/ /99; C.G.A., Sezioni riunite, 5 aprile 2011, n. 940/10; 10 gennaio 2012, n. 2281/11; 12 dicembre 2012, n.1164/12; 14 aprile 2015, n. 558/14; 20 ottobre 2015, n. 969/14). Peraltro nella specie l'ordinanza di demolizione consegue al rigetto dell'istanza di accertamento di conformità, nonché al decreto presidenziale di rigetto del ricorso straordinario presentato avverso il silenzio rigetto della suddetta istanza ed è, quindi, atto vincolato e dovuto.
Anche il quarto motivo di ricorso non risulta meritevole di accoglimento atteso che la giurisprudenza univocamente ritiene che la mancata notificazione al comproprietario dell'ingiunzione non inficia di per sé la legittimità della disposta misura repressiva essendo sufficiente notificare l'ingiunzione di demolizione ad uno solo dei comproprietari o al solo responsabile dell'abuso i quali devono adoperarsi in funzione ripristinatoria e non sanzionatoria dell'atto.(cfr. C.G.A., Sezioni riunite, 7 giugno 2011, n. 728/10).
Alla stregua delle considerazioni sopra svolte, il ricorso risulta infondato.
P.Q.M.
Il Collegio, a Sezioni riunite, esprime l’avviso che il ricorso debba essere respinto.

L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Giovanni Lo BueClaudio Zucchelli
IL SEGRETARIO
Giuseppe Chiofalo

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)

N. 01986/2015 REG.PROV.COLL












N. 00768/2015 REG.RIC



ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 768 del 2015, proposto da CARUSO Claudio, rappresentato e difeso dall'avv. Danilo Giracello, con domicilio eletto in Palermo, Via E. Fermi, 58, presso lo studio del predetto difensore; 
contro
- il Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Alessandro Savoca, con domicilio eletto in Palermo, Via L. Da Vinci, 94, presso lo studio del predetto difensore; 
per l'annullamento
previa sospensione
- dell'ordine prot. n. 679/int/UTC del 5/11/2004 - prot. gen. n. 15/11/2014 del 5/11/20014 di non eseguire i lavori di cui alla denunzia di inizio attività per l'ampliamento dell’edificio in catasto al foglio 3, p.lla 2005, realizzato con C.E. n. 32 del 6/10/1998;
- di ogni altro atto, presupposto e/o consequenziale;




e per il riconoscimento del diritto
- a realizzare la costruzione di cui alla denunzia di inizio attività.




Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista l’ordinanza collegiale cautelare n.482 del 25 maggio 2015, di fissazione dell’udienza pubblica di trattazione nel merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a.;
Vista la memoria di costituzione in giudizio, con i relativi allegati, del Comune di Isola delle Femmine;
Vista la memoria di replica depositata in termini da parte ricorrente ;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore la dott.ssa Anna Pignataro;
Uditi, nell'udienza pubblica del giorno 9 giugno 2015, per le parti i difensori, presenti così come specificato nel verbale d’udienza;




FATTO
Con ricorso ritualmente notificato e depositato, il Sig. Claudio Caruso, in qualità di proprietario dell’edificio in catasto al foglio 3, p.lla 2005, realizzato con C.E. n. 32 del 6/10/1998, ha impugnato, al fine dell’annullamento previa sospensione cautelare, il divieto di esecuzione dei lavori di cui alla denuncia di inizio attività presentata il 23 ottobre 2014, consistenti nella realizzazione di un corpo di fabbrica con struttura in cemento armato, costituito da un piano seminterrato e da un piano fuori terra, adiacente all’edificio già esistente.
Nella motivazione del divieto di esecuzione dei lavori impugnato è spiegato che l’area oggetto di ampliamento ricade in Z.T.O C2 “Residenza stagionale” in forza del P.R.G. approvato con D.A. n. 121 del 24 marzo 1983 e in Zona G “Servizi – Parcheggio” secondo il Piano Particolareggiato delle Zone C decaduto in data 14 maggio 2002, per decorrenza del termine di validità previsto dall’art. 16 della l. n. 1150 del 1942: tuttavia, per effetto dell’art. 17, comma 3, della Legge 17 agosto 1942, n. 1150, aggiunto dall’art. 5, comma 8-bis, del D.L. 13 maggio 2011, n.70, convertito dalla Legge 12 luglio 2011, n. 106, applicabile in Sicilia in virtù del comma 18 dell’art. 47 della L.R. 28 gennaio 2014, n.5, il rilascio del titolo edilizio sarebbe sempre subordinato al rispetto dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduto e alle destinazioni d’uso delle aree pubbliche ivi stabilite.
Ne deduce l’illegittimità per i motivi di:
1) “Violazione e falsa applicazione dell’art.17 legge 1150/1942; violazione e falsa applicazione del principio tempus regit actum e disparità di trattamento; eccesso di potere per manifesta illogicità e contraddittorietà; violazione e falsa applicazione dell’art.17, comma 3 della legge 1150/1942 L.U. come aggiunto dall’art. 5, comma 8 bis del D.L. n.70 del 2011 introdotto in sede di conversione dalla legge 12 luglio 2011, n.106; eccesso di potere per carenza del presupposto; eccesso di potere per illogicità e travisamento dei fatti, illogicità e sviamento; eccesso di potere per carenza di presupposto (altro profilo) e difetto assoluto di motivazione; eccesso di potere per difetto di istruttoria”.
Sarebbe errata l’interpretazione del Comune circa l’effettivo ambito di applicazione dell’art. 17, comma 3, della Legge 17 agosto 1942, n. 1150, poiché, per costante giurisprudenza, la decadenza del piano particolareggiato comporterebbe la riespansione dello jus edificandi anche nell’area destinata a standard permanendo soltanto l’obbligo a tempo indeterminato di osservare nella costruzione di nuovi edifici, o loro modificazione, gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano attuativo medesimo; l’area, poi, ricadrebbe pacificamente in zona C2 del P.R.G. vigente dovendosi escludere che la stessa possa essere qualificata come zona bianca in quanto la disciplina del P.R.G. sarebbe sufficientemente completa, tant’è che il Comune avrebbe consentito l’edificazione nei lotti limitrofi a quello per il quale è causa.
L’area sulla quale insiste l’immobile da ampliare, dunque, sarebbe edificabile secondo i parametri delle N.T.A. del P.R.G. vigente, in particolare degli artt. 12 e 13.
2) “violazione e falsa applicazione dell’art.17, comma 3 della legge 1150/1942 L.U. come aggiunto dall’art. 5, comma 8 bis del D.L. n.70 del 2011 introdotto in sede di conversione dalla legge 12 luglio 2011, n.106; violazione e falsa applicazione degli artt. 9, 10 e 11 DPR 327/2011; violazione dell’art. 42 della costituzione, dell’articolo 1 del protocollo addizionale CEDU (firmato a Parigi il 20 marzo 1952) per la durata enorme e inutile del vincolo reiterato e degli artt. 832 e 834 cod. civ.; violazione dell’art. 9 del DPR 8 giugno 2001, n. 237; nullità per mancanza dei requisiti essenziali ovvero violazione dell’art. 3 della legge 7.8,1990, n. 241; eccesso di potere per carenza di motivazione; travisamento dei fatti. In subordine, illegittimità costituzionale dell’art.17, comma 3 della L.U:, come aggiunto dall’art.5, comma 8 bis, della legge 12 luglio 2011, n.106 (di conversione del D.L. n.70 del 2011)”.
L’area da edificare non è area pubblica, né fondiaria, le uniche per le quali il comma 3 dell’art. 17 cit, pone il vincolo di ultrattività del piano attuativo decaduto, trattandosi, invece, di area privata per la quale la reiterazione sine die di vincoli espropriativi già scaduti per effetto di proroghe legislative, senza la previsione di un indennizzo, sarebbe illegittima per contrasto con gli articoli 3 e 42 della Costituzione.
Il Comune di Isola delle Femmine, costituitosi in giudizio dopo l’accoglimento della domanda cautelare, ha controdedotto affermando che:
1) l’edificazione sarebbe, comunque, impedita dalla vigenza delle misure di salvaguardia (art.12, c. 3, del D.P.R. n.380 del 2001) introdotte a seguito dell’adozione del nuovo P.R.G. con deliberazione del Consiglio Comunale n.33 del 1° agosto 2007 alla stregua del quale l’area di che trattasi ricade in zona “G - Parcheggio Pubblico” ed è sottoposta a vincolo paesaggistico;
2) l’indice di densità della zona compresa tra i 150 e 500 m dalla battigia, sarebbe pari a 0,75 mc/mq e non a 0,94 mc/mq come erroneamente indicato nella relazione tecnica allegata alla D.I.A.;
3) lo strumento attuativo sarebbe comunque indispensabile poiché l’area non può ritenersi dotata di sufficienti opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Parte ricorrente ha replicato con memoria, ribadendo le proprie tesi esposte in ricorso.
Il ricorso è stato chiamato per la discussione all’udienza pubblica del 9 giugno 2014 ed ivi, sentiti i difensori delle parti, è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Va, in primo luogo, rilevato che nessuna delle argomentazioni sviluppate dalla difesa comunale trae spunto dalla motivazione del provvedimento impugnato: tali difese assumono perciò la natura di motivazione postuma che non è ammessa.
La giurisprudenza è pacifica nell’affermare che “l’atto amministrativo, oggetto di impugnazione, non può essere integrato con motivazione postuma nel corso del giudizio, con la conseguenza che va esaminato alla stregua delle sole ragioni poste a suo sostegno ed in esse esplicitate” (cfr. Consiglio di Stato, IV, 28.10.1975, n. 1382; 29.4.2002, n. 2281; Sezione V, 1 ottobre 2011, n. 5187).
Residua, perciò, esclusivamente, da verificare se è corretta l’applicazione al caso di specie dell’art. 17, comma 3, della Legge 17 agosto 1942, n. 1150, il cui testo nella versione ultima, è così formulato:
Decorso il termine stabilito per la esecuzione del piano particolareggiato questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato l'obbligo di osservare nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso.
Ove il Comune non provveda a presentare un nuovo piano per il necessario assesto della parte di piano particolareggiato che sia rimasta inattuata per decorso di termine, la compilazione potrà essere disposta dal prefetto a norma del secondo comma dell'art. 14.
Qualora, decorsi due anni dal termine per l’esecuzione del piano particolareggiato, non abbia trovato applicazione il secondo comma, nell’interesse improcrastinabile dell’Amministrazione di dotare le aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente all’attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarità dell’intero sub-comparto, purché non modifichino la destinazione d’uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza l’applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16
Secondo la giurisprudenza più recente (Consiglio di Stato, IV, 26 agosto 2014, n. 42781) in materia di efficacia del piano di attuazione (o di strumenti urbanistici analoghi, quale un piano di lottizzazione o un piano di zona per l'edilizia economica e popolare) dopo la scadenza del termine previsto per la sua esecuzione, alla stregua di una corretta interpretazione dell’art. 17 della legge n. 1150/1942 discendono i seguenti principi:
a) le previsioni dello strumento attuativo comportano la concreta e dettagliata conformazione della proprietà privata, con specificazione delle regole di conformazione disposte dal piano regolatore generale;
b) in linea di principio, le medesime previsioni rimangono efficaci a tempo indeterminato, nel senso che costituiscono le regole determinative del contenuto della proprietà delle aree incluse nel piano attuativo;
c) col decorso del termine, diventano inefficaci unicamente le previsioni del piano attuativo che non abbiano avuto concreta attuazione, cosicché non potranno più eseguirsi gli espropri preordinati alla realizzazione delle opere pubbliche e delle opere di urbanizzazione primaria, né si potrà procedere all'edificazione residenziale, salva la possibilità di ulteriori costruzioni coerenti con le vigenti previsioni del piano regolatore generale e con le prescrizioni del piano attuativo che per questa parte ha efficacia ultrattiva.
Al riguardo e in ordine alle censure mosse dalla parte ricorrente secondo cui il Comune avrebbe illegittimamente ritenuto che l’ultima versione del 3° comma dell’art. 17 postulasse l’ultrattività del vincolo espropriativo rispetto alla scadenza del piano particolareggiato, va condiviso l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l'intervenuta inefficacia di un pregresso vincolo urbanistico di destinazione a pubblico servizio (di natura espropriativa) di una determinata area prevista da un piano particolareggiato comporta la restituzione della stessa alla precedente destinazione urbanistica recata dal P.R.G.
Pur non dubitandosi che la novella legislativa introdotta nel 2011, di cui al terzo comma dell’art. 17 della legge urbanistica, consente di adoperare lo strumento del comparto su base volontaria, con la connessa salvaguardia contestuale delle originarie previsioni relative alla destinazione di aree pubbliche, è fatto certo che nella specie non è stata data attuazione a tale meccanismo, e perciò l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto limitarsi a prendere atto della vigenza della previsione di P.R.G. e sulla base di essa avrebbe dovuto pronunciarsi, accertando, però, se effettivamente l’edificazione era, comunque, impedita dalla vigenza delle misure di salvaguardia (art.12, c. 3, del D.P.R. n.380 del 2001) scattate a seguito dell’adozione del nuovo P.R.G. con deliberazione del Consiglio Comunale n.33 del 1° agosto 2007 alla stregua del quale l’area di che trattasi ricade in zona “G - Parcheggio Pubblico” ed è sottoposta a vincolo paesaggistico.
Avrebbe dovuto altresì accertare quale era l’indice di densità della zona e la eventuale necessità dello strumento attuativo qualora l’area non potesse ritenersi dotata di sufficienti opere di urbanizzazione primaria e secondaria, elementi da appurare in via istruttoria e dei quali invece il Comune ha sostenuto l’indefettibilità soltanto in sede difensiva, posto che di essi non si fa alcun cenno nell’atto impugnato.
Pertanto, il Collegio reputa che l’impugnativa de qua, con assorbimento di ogni profilo di censura non esaminato, debba essere accolta con annullamento del provvedimento impugnato, salvo il potere dell’Amministrazione di provvedere in sede di riedizione dell’atto, da motivare adeguatamente, tenendo conto del dictum della presente sentenza, della richiesta e delle prospettazioni di parte ricorrente e della normativa urbanistica nella specie conferente.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio, attesa la peculiarità della fattispecie.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, ai sensi e con gli effetti di cui in motivazione, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2015 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Anna Pignataro, Primo Referendario, Estensore
Giuseppe La Greca, Primo Referendario
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 29/07/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)



CARUSO CLAUDIO RICORSO TAR 768 2015  SENTENZA 25 MARZO 2



N. 00482/2015 REG.PROV.CAU.  N.  00768/2015  REG.RIC.           

REPUBBLICA ITALIANA
Il
Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha
pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 768 del 2015, proposto da CARUSO Claudio, rappresentato e difeso dall'avv. Danilo Giracello, con domicilio eletto in Palermo, Via E. Fermi, 58, presso lo studio del predetto difensore;


contro
- il Comune di Isola delle Femmine, non costituito in giudizio; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
a) dell'ordine prot. n. 679/int/UTC del 5/11/2004 - prot. gen. n.
15/11/2014 del 5/11/20014 di non eseguire i lavori di cui alla denunzia di inizio attività per l'ampliamento di un edificio realizzato con C.E. n. 32 del 6/10/1998;
b) di ogni altro atto, presupposto e/o consequenziale;
e per il riconoscimento
- del diritto a realizzare la costruzione di cui alla citata denunzia.



VISTO il ricorso con i relativi allegati;
VISTA la domanda di sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato;
RELATORE il Primo Referendario Anna Pignataro;
VISTA la documentazione tutta in atti;
UDITO, nella camera di consiglio del 24 marzo 2015, il difensore
di parte ricorrente, presente così come da verbale d’udienza;

RITENUTO che al sommario esame proprio della fase cautelare e
salvo l’ulteriore approfondimento nel merito, sussiste il fumus boni iuris e le esigenze del ricorrente, sotto il profilo del  periculum, siano tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a.;
RITENUTO, in ordine alle spese della fase cautelare, che le stesse vanno dichiarate irripetibili nei confronti del Comune intimato non costituitosi in giudizio;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione seconda, fissa la data dell’udienza pubblica del 9 giugno 2015 per la discussione nel merito del ricorso.
Spese della fase cautelare irripetibili.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è
depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 24
marzo 2015 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Anna Pignataro, Primo Referendario, Estensore Sebastiano
Zafarana, Referendario


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE



DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 25/03/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


N. 00259/2014 REG.PROV.CAU. N. 02254/2013 REG.RIC.           
REPUBBLICA ITALIANA
Il
Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione
Seconda)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 2254 del 2013, proposto
dal Sig. Claudio CARUSO, rappresentato e difeso dall'avv. Pasquale Foti, con
domicilio eletto presso Segreteria TAR in Palermo, via Butera, 6;




contro
Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco P.T.; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
a) del provvedimento n. 14 del 6/6/2013, con la quale il Comune di Isola delle Femmine dichiarava l'avvenuta decadenza della
concessione assentita di cui alla comunicazione prot. n. 5537 del 30/3/2011 ai
sensi dell'art. 2 L.R. 17/94;
b) di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale.




Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento
impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Nominato Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 marzo
2014 il Cons. Avv. C. Modica de Mohac e udito l’Avv. A. Agueci in sostituzione
e per delega dell'avv. P. Foti;




CONSIDERATO che risulta per
tabulas
 che il ricorrente ha
iniziato i lavori oltre il termine di un anno dalla data di perfezionamento del
titolo edilizio; e che, conseguentemente, l’interessato deve chiedere, ai sensi
dell’art.36 della L. reg. n.71 del 1978, il rilascio di una nuova concessione;
RITENUTO, pertanto, che a seguito del decorso del termine in
questione, correttamente
l’Amministrazione ha dichiarato l’intervenuta decadenza del titolo
precedentemente
formatosi;
RITENUTO, in definitiva, che il ricorso non sia assistito da
sufficiente fumus boni juris e che pertanto non sussistono i
presupposti per l’accoglimento della invocata domanda cautelare,
RITENUTO, infine, che la mancata costituzione in giudizio
dell’Amministrazione intimata esima il Collegio da ogni pronunzia in ordine
alle spese relative alla presente fase processuale;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda),
respinge la domanda cautelare.
Nulla statuisce i ordine alle spese.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è
depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne
comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 21
marzo 2014 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Filippo Giamportone,
Presidente
Carlo Modica de Mohac,
Consigliere, Estensore
Anna Pignataro, Primo
Referendario






DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 24/03/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod.
proc. amm.)

N. 00345/2013 REG.PROV.CAU.
N. 01503/2012
REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il
Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione
Seconda)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 1503 del 2012, proposto
dai Sig.ri Daniele Caruso e Claudio Caruso, rappresentati e difesi dall'avv.
Pasquale Foti, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Danilo Giracello
in Palermo, via E. Fermi 58;




contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco p.t., non
costituitosi in giudizio; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
- del provvedimento n. 97 del 24.4.123, con il quale è stato
negato il rilascio della C.E. in sanatoria richiesta ai sensi del DL 30.9.2003
n. 269;
- di ogni altro atto connesso, presupposto e conseguenziale;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento
impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2013 il
Cons. Avv. C. Modica de Mohac e uditi per le parti l'Avv. A. Agueci in
sostituzione e per delega dell'Avv. P. Fonti;

Considerato che il pregiudizio paventato dai ricorrenti non appare
immediato (né comunque attuale);
ritenuto, pertanto, che la domanda cautelare non meriti
accoglimento; e che la mancata costituzione del Comune esima il Collegio da
ogni pronunzia sulle spese.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sez. II^,
respinge la domanda cautelare.
Nulla statuisce in ordine alle spese.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è
depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne
comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 22
maggio 2013 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Filippo Giamportone,
Presidente
Carlo Modica de Mohac,
Consigliere, Estensore
Sebastiano Zafarana,
Referendario

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 22/05/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod.
proc. amm.)

A
CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

























DINIEGO CONCESSIONE EDILIZIA BELLIS ERNESTA CARUSO DANIELE E CLAUDIO ISOLA DELLE FEMMINE


COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE










PROVINCIA DI PALERMO








Ufficio Tecnico - III Settore UTC: II Servizio Sanatoria e Abusivismo








Via C. Colombo n.3 – 90040 - Isola delle Femmine
















DINIEGO DI CONCESSIONE IN SANATORIA N.07 del 24/04/2012








Il Responsabile del III Settore








• Vista l’istanza di Sanatoria Edilizia presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 in data 07/12/04, prot. n. 14233, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, comprendente due sub-istanze:








1. Istanza progr. 01 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 2;








2. Istanza progr. 02 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 3;








• Considerato che la sig.ra Bellis Ernesta, sopra generalizzata, risulta deceduta in Isola delle Femmine il 19/08/11 e pertanto gli eredi risultano essere i figli CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273M, e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z;








• Visti gli atti tecnico progettuali allegati alla domanda;








• Viste le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, rese ai sensi del D.P.R. 445/2000, nelle quali la sig. Bellis Ernesta, sopra generalizzata, dichiara che le opere oggetto di istanza di sanatoria prot. n. 14233 del 07/12/04, progr. 01 e 02 sono state realizzate alla data del 10/01/03;








• Accertato, sulla base dei riscontri effettuati da questo ufficio sulla cartografia acquisita dall’Assessorato Territorio e Ambiente ed in particolare Carta Numerica Regionale Foglio 5940310 – Ripresa aerea Agosto 2004 e quindi in epoca successiva al 31/03/2003 indicato dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003 quale termine per l’ultimazione delle opere abusive suscettibili di sanatoria, che il terreno sito in viale dei Saraceni del Comune di Isola delle Femmine ed individuato in catasto al foglio 3 particella 1766 sul quale sono state realizzate le opere abusive oggetto dell’istanza di sanatoria prot. n° 14233 del 07/12/2004, alla data della ripresa aerea (agosto 2004) era libero da fabbricati e/o costruzioni;








• Ritenuto, pertanto, pacificamente acclarato che alla data del 31/03/2003 le opere abusive in oggetto specificate non erano state né iniziate, né tanto meno ultimate e che conseguentemente per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria, ed in particolare quello della ultimazione delle opere entro il termine legislativamente previsto;








• Vista la richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012, prot. n. 0003590 a carico di Caruso Daniele, e l’ulteriore richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012 prot. n. 0003591, a carico di Caruso Claudio;








• Considerato che il Preavviso di Diniego di Concessione Edilizia in Sanatoria ai sensi dell’art. 11 bis, comma 1 della L.R. n. 10/91, del 07/03/2012 prot. n. 0003589, è stato regolarmente notificato al Sig. Caruso Claudio, sopra generalizzato, in data 15/03/12 secondo le modalità previste dall’art. 140 c.p.c. dall’ufficio messi del comune di Padova, ed al sig. Caruso Daniele, sopra generalizzato, in data 15/03/12 regolarmente notificato all’interessato dall’ufficio messi del comune di Palermo;








• Rilevato che entro il termine assegnato per la presentazione di osservazioni, è pervenuta in data 23/03/12, prot. n. 4432, da parte della ditta Caruso Daniele, sopra generalizzato, una richiesta di archiviazione del procedimento per decorrenza dei termini;








• Considerato che nelle osservazioni fatte pervenire dalla ditta Caruso Daniele non è contenuto alcun elemento utile a superare i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di condono, limitandosi l’interessato a ritenere che “le motivazioni ostative addotte da questo Ufficio Tecnico siano frutto di errore”;








• Accertato, tuttavia, che le opere realizzate abusivamente per le quali è stata richiesta la relativa legittimazione, non risultano suscettibili di sanatoria in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; b) le opere abusive sono comunque non suscettibili di sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;








• Visto l’art. 32, comma 25, del D. L. 30 settembre 2003, n. 269 convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003 n. 326;








• Rilevato che gli immobili risultano censiti al N.C.E.U. del Comune di Isola delle Femmine al foglio n. 3 particella 2314, sub 1 (corte), sub. 2 e sub 3;








• Vista la Legge 28 febbraio 1985 n. 47 recepita dalla L.R. n. 37/85 e ss.mm.ii.;








• Visto l’art. 32 della Legge 30 settembre 2003 n. 326;








• Visto l’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;








• Visto l’art. 24 della L.R. 5 novembre 2004 n. 15;








• Visto l’art. 107 del D. Lgs del 18 agosto 2000 n. 267;








• Visti gli strumenti urbanistici comunali vigenti;








DENEGA








• La concessione edilizia in sanatoria per le opere abusive oggetto dell’istanza di condono edilizio presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 convertito con modificazioni dalla L.24 novembre 2003, n. 326, in data 07/12/04, prot. n. 14233, progr. 01 e 02, pratica n. 79/04, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 2 (progr. 01) e fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 3 (progr. 02), oggi di proprietà di CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273M e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z, stante l’improcedibilità della stessa in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; b) le opere abusive sono comunque non suscettibili di sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;








DISPONE








Di notificare agli interessati a cura del messo comunale, l’originale del presente atto, nei modi prescritti dalla legge.








Avverso il presente provvedimento l’interessato può proporre ricorso giurisdizionale al competente T.A.R., entro 60 giorni dalla data di notifica.








Il Responsabile del Servizio Il Responsabile del Settore Urbanistica








F.to Arch. Monica Giambruno F.to Ing. Francesca Usticano
















ORDINANZA DELL’UTC – Ripristino dello stato dei luoghi a carico di CARUSO DANIELE FIGLIO DELLA DECEDUTA BELLIS ERNESTA VIALE DEI SARACENI 29 2012 albo n.62.12 – Ord 5.12 utc




DINIEGO DI CONCESSIONE IN SANATORIA N.07 del 24/04/2012






ORDINANZA DI DEMOLIZIONE E RIPRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI a carico di CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97












SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54 81 53 80 68 89 SAMANTA COSTR CANEPA SALVATORE LIC 27 89 SIALMA COSTR SOCIO MANNINO GIUSEPPE TOMMASO CEC 79 88 PIETRO BRUNO








SENTENZA 652 00 PROC 1791 95 6166 95 CONC AGIB ABITAB IN ASSENZA VARIANTE SU LIC 9 1990 PAGANO COSIMO CUTINO PIETRO EDIL ROMEO ALBERT NOTO ANTONIO BRUNO MARIA LAURA BOLOGNA






















ISOLA DELLE FEMMINE, si dimettono i consiglieri comunali di minoranza





Si profila la nomina di un commissario straordinario che sostituirà l'assise



ISOLA DELLE FEMMINE. Terremoto politico in paese. Si sono dimessi dalla carica di consigliere comunale i sei componenti della minoranza appartenenti al gruppo “Rinascita isolana”. La decisione presa da Giuseppe Caltanissetta, capogruppo, Angelo Mannino, Orazio Billeci, Francesco Crisci, Rosario Mignano e Benedetto Nuvoloso arriva dopo l’accesso agli atti del Comune disposto dal ministero degli Interni, per accertare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose. Si profila, adesso, la possibilità della nomina di un commissario straordinario che sostituirà l’assise civica, dato che anche gli atri otto consiglieri della stessa lista di opposizione, non eletti alle amministrative del giugno 2009, (Rosario Rappa, Bartola Guercio, Santo Sanfilippo, Francesco Millocca, Gaetano Ferrante, Giovanna Croce, Salvatore Colonna e Stefania Oliva) hanno contestualmente rinunciato alla surroga. I particolari nel TG 7


( 24 aprile 2012 )












Movimento Politico – Gruppo Consiliare “Rinascita Isolana”






COMUNICATO STAMPA




I consiglieri comunali del Gruppo “ Rinascita Isolana”, minoranza in seno all’assise civica del Comune di Isola delle Femmine, affidano alla presente nota le ragioni della propria scelta politica di abbandonare l’organo assembleare, rassegnando le dimissioni dalla carica istituzionale rivestita.


Il 16 aprile scorso, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa e confermato dal Sindaco Portobello, ha avuto inizio l’accesso ispettivo, presso l’ente locale, della commissione prefettizia, incaricata dal Ministero dell’Interno di accertare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose nell’Amministrazione di Isola delle Femmine.

Tale evento costituisce l’epilogo, drammaticamente atteso, della complessa vicenda relativa alle elezioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, il cui risultato è stato palesemente condizionato da interessi e pressioni, del tutto estranei alla sana dialettica politica ed al confronto democratico.




I sospetti che hanno spinto le Forze dell’Ordine e le Autorità di Governo a disporre il citato intervento testimoniano la serietà e gravità di quanto ripetutamente denunciato dalle opposizioni e confermato la tesi, da sempre sostenuta da “Rinascita Isolana” e da tutti i liberi cittadini di Isola delle Femmine, secondo il quale il voto del 2009 è stato falsato ed inquinato.






In questi due anni di legislatura, i consiglieri di minoranza – derisi, giudicati come visionari, denigrati, fatti oggetto di una serie stucchevole di querele – hanno esercitato una costante e coraggiosa attività di controllo dell’operato della Giunta e degli Uffici, costituendo di fatto l’unico argine politico al dilagare degli illeciti e alla mala gestio della cosa pubblica.

Nella seduta consiliare del 12 marzo 2010,  in particolare, “Rinascita Isolana” ha descritto, senza timore alcuno, il quadro a tinte fosche che si andava progressivamente disegnando intorno al governo dell’ente locale – il fitto intrico di affari e speculazioni che ha costituito l’unico vero collante del gruppo Portobello: paradossalmente, alla luce delle indiscrezioni pubblicate sui mezzi di informazione circa le ragioni dell’eccesso ispettivo disposto dal Ministero dell’Interno, i consiglieri dimissionari devono riconoscere, con amarezza, che i dubbi e le ansie paventati in seno all’assise civica non erano che la punta di un iceberg, di cui ancora non è dato conoscere l’effettiva estensione.





Le funzioni di controllo sin ad ora esercitate dall’opposizione, peraltro, sono state ormai dolorosamente assunte dai componenti del pool, che sta passando al setaccio gli atti comunali, per cui sarebbe ultroneo ogni intervento dei consiglieri comunali.

In presenza di un’Amministrazione ormai al tramonto, questo è si il momento dell’indignazione sociale e della liberazione dal giogo del governo del cemento, ma deve essere - al tempo stesso – l’inizio di una nuova fase politica e sociale, in cui assumere decisioni di responsabilità, finalizzate a restituire, nel più breve tempo possibile, ai cittadini di Isola delle Femmine, il diritto di scegliere in libertà i propri governanti.

Il gruppo consigliare “Rinascita Isolana”, ringraziando quanti – in questi drammatici anni – hanno condotto al loro fianco questa battaglia di giustizia, legalità e civiltà; fiero di aver compiuto fedelmente la propria missione cui sono stati chiamati dai loro elettori; orgoglioso di aver provato a rappresentare anche coloro i quali non hanno avuto voce in consiglio; rimette nelle mani degli isolani il mandato istituzionale ricevuto, impegnandosi sin d’ora a programmare, con rinnovato entusiasmo e sincere speranze, una nuova avventura politica, al fianco e al servizio dei propri concittadini



firmato : Movimento Politico – Gruppo Consiliare “Rinascita Isolana”





BELLIS ERNESTA,CARUSO DANIELE CLAUDIO,PARTICELLA 1766 FOGLIO 3,ABUSIVISMO,SIINO ANTONIO,ALBERT GIOVANNI,CANEPA,RAPPA ROCCO,BRUNO PIETRO,SENTENZE 





TAR PALERMO 01986 2015 BELLIS ERNESTA CARUSO CLUADIO  RICORSO TAR 768 2015