L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.

Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.

È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).




Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”

Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventiperché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..
“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo




venerdì 28 agosto 2015

Rifiutiamo i Rifiuti: Sicilia: l’insostenibile costo dei rifiuti

Sicilia: l’insostenibile costo dei rifiuti  





di Carmelo Catania (sito)  venerdì 28 agosto 2015



Il mancato rispetto degli obiettivi di legge in materia di raccolta differenziata, si configura come danno patrimoniale per i cittadini per l’aumento delle tasse, a dirlo è la Corte dei Conti della Liguria (83/13), che li definisce come “inerzia qualitativo e quantitativo del servizio di raccolta differenziata”, come grave trascuratezza nella “cura dell'interesse pubblico” che configurano “la sussistenza di responsabilità amministrativo-contabile”.
Gli ultimi dati sulla gestione dei rifiuti in Italia ci indicano che qualcosa sta cambiando anche nelle regioni del Sud: la Campania e la Sardegna si attestano al 50% circa di raccolta differenziata. 
Secondo il professor Aurelio Angelini, docente di sociologia dell’ambiente all’Università di Palermo, la Sicilia rimane ferma al 10%, «per inerzia e responsabilità politica dei diversi governi regionali che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, che hanno operato in modo clientelare e parassitario, favorendo un sistema criminogeno, che ha impedito la realizzazione di un “moderno sistema industriale del ciclo dei rifiuti”, relegando la gestione: all’uso e all’abuso delle discariche (90% dei rifiuti), gestite perlopiù in modo ambientalmente insostenibile».
Un disastro che è stato reso possibile – per il docente palermitano – per «la “complicità” della maggioranza delle amministrazioni comunali, che hanno utilizzato la loro presenza, nella qualità di soci delle Società d’ambito per la gestione dei rifiuti, per nominare alla guida delle aziende pubbliche, onerosi amministratori e management incompetente dalla spesa facile e fuori controllo. Assunzioni, comandi, consulenze, sponsorizzazioni, hanno caratterizzato una gestione che ha fatto la fortuna politica di sindaci e amministrazioni e ha prodotto “finora” un debito di quasi “due miliardi”, che continua a crescere giorno dopo giorno, che pagheranno le amministrazioni comunali attraverso l’aumento delle imposte sui rifiuti».
Solo in alcuni comuni si è riusciti, attraverso l’applicazione di “buone pratiche”, a raggiungere risultati incoraggianti nella raccolta differenziata e nella qualità della pulizia urbana.
«In Sicilia siamo in presenza di un danno patrimoniale di vaste dimensioni – prosegue Angelini –, a causa del mancato rispetto degli obiettivi di legge per la mancata raccolta differenziata e per l’omessa applicazione dell’art. 205, D.Lgs 152/2006, che stabilisce un tributo pari al 20% “per il conferimento in discarica, per quei comuni che non abbiano raggiunto le percentuali previste”. Inoltre, non vengono rispettati i limiti ambientali di legge per l’ingresso dei rifiuti in discarica, per i quali i comuni pagano un’addizionale per il pretrattamento, che non viene in toto o in parte effettuato».
Secondo quanto denunciato dal professor Angelini, tanti comuni – tra queste anche le grandi città – «continuano a stipulare contratti di servizio difformi dalla legge, che non prevedono l’obbligo del raggiungimento degli obiettivi della raccolta differenziata, le penalità ed altri vincoli ordinamentali».
«Il comatoso sistema siciliano viaggia verso l’implosione». 
E l’analisi è ancora più impietosa se si va a guardare al futuro della gestione dei rifiuti così come prevista dalla riforma sancita con la legge regionale 9 del 2010 che ha istituito le Srr (Società regolamentazione rifiuti) e gli Aro (Ambito di raccolta ottimale).
Di questi ultimi ne sono stati finora autorizzati dalla regione più di 200, in base – secondo Angelini – ad una fantasiosa interpretazione giuridica della legge regionale 3/2013, che però, non prevede gli Aro.
La norma fu voluta dal presidente Crocetta per consentire ai comuni di “riappropriarsi” della gestione dei rifiuti, come reazione alla disastrosa, costosissima e fallimentare gestione delle “Società d’ambito” (i famigerati Ato, ndr), che nel 2002 erano subentrate ai comuni nella gestione dei rifiuti. L’obiettivo della riforma era di dare ai sindaci i poteri necessari per approntare idonee iniziative. Ma il modo con il quale si sta applicando questa norma, rischia di provocare altri danni patrimoniali e gestionali».
La legge regionale attraverso la quale vengono istituiti gli Aro, un unicum in Italia, è in contrasto con la normativa nazionale ed europea e stabilisce che i comuni possono provvedere a dotarsi di “piani di raccolta”, a condizione che siano “coerenti con il piano d’ambito della Srr” e redatti in base agli obiettivi di legge. Inoltre, secondo la norma, le attività dell’Aro non dovranno comportare nuovi oneri per il comune.
I piani di raccolta sono stati formulati dai comuni, senza che la regione abbia stabilito prima, i vincoli tecnici ed economici, le linee guida regionale per la raccolta differenziata, gli impianti adeguati, sufficienti e di prossimità territoriale; con il rischio di compromettere la possibilità di dare un governo unitario, efficiente ed economicamente sostenibile, per quantità e qualità dei rifiuti raccolti in modo da attivare il ciclo economico del riciclo.
«Rimane un “mistero” - conclude Angelini – l’approvazione dei piani di raccolta degli ARO, in mancanza dei “piano d’ambito” al quale dovevano adeguarsi, visto che le SRR non li hanno mai approvati. L’altro mistero è l’approvazione dei piani finanziari presentati dai comuni che identificano come oneri per la gestione dei rifiuti, i soli costi del piano dell’ARO, mentre in realtà, dovranno sostenere anche la quota di partecipazione alle Srr per i servizi che erogheranno e gli oneri relativi al debito delle Società d’ambito in liquidazione. Queste tre voci concorrono a definire l’effettivo impatto nel bilancio dei comuni, che pagheranno i cittadini, attraverso l’imposta comunale, a cui va aggiunta la stangata prevista dal decreto legge n. 78/2015, che stabilisce a partire da quest'anno, tra le componenti di costo della tassa sui rifiuti, i mancati ricavi della tassa sui rifiuti, relativi a crediti risultati inesigibili con riferimento ai precedenti “regimi”. Per avere un ordine di grandezza, basti calcolare l’impatto dell’evasione in Sicilia è di quasi il 50% delle cartelle emesse (950 milioni da riscuotere, solo 500 milioni circa viene riscosso)».

L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA CROCETTA
MONTANTE ROMA COSTRUZIONI SCIASCIA ROBERTO MARINO RIVISTA CENTONOVE

 
L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA
 
 
Ottobre 31, 2014 Scritto da Fabiola Foti
 
 
All'indomani della bocciatura della mozione di sfiducia a Crocetta, il risultato era veramente prevedibile, vogliamo riprendere un articolo vecchio esattamente un anno a firma di Giulio Ambrosetti. L'Articolo viene pubblicato su La Voce di New York parla di affari, di Confindustria e dello scandalo rifiuti e rimane sempre attuale. In Sicilia non esiste la cosiddetta raccolta differenziata dei rifiuti. Quasi tutti i rifiuti, nell’Isola, finiscono nelle discariche. In pratica, finiscono sotto terra inquinando terreni e falde acquifere. Uno scandalo.
Chi è che gestisce le discariche? In buona parte i privati. E sapete chi è il titolare della più importante e grande discarica della Sicilia? Giuseppe Catanzaro. Sì, proprio lui, il già citato vice presidente di Confindustria Sicilia. E sono proprio i gestori delle discariche private a vantare crediti stratosferici dai Comuni siciliani. Comuni siciliani - questo detto per inciso - che, in maggioranza sono, al pari della Regione siciliana, sono in dissesto finanziario non dichiarato. In pratica - come i nostri lettori hanno già capito - Confindustria Sicilia, da cinque anni, fa parte del Governo della Regione (controlla il settore delle attività produttive che, in realtà, non ci sono, perché l’economia siciliana, tranne poche eccezioni, è disastrata come, se non di più, della Regione siciliana) non per occuparsi dello sviluppo economico della Sicilia, ma per restare abbarbicata alle risorse pubbliche della Regione. Il tutto, sotto gli occhi ‘distratti’ di Confindustria nazionale, che a Roma fa la voce grossa con i Governi chiedendo misure per lo sviluppo, mentre in Sicilia non sembra estranea al sottosviluppo. Il risultato è una Regione al fallimento. Una Sicilia ‘Autonoma’ nella quale la maggiora parte dei Comuni, a fine ottobre, sono senza bilancio 2013 perché senza soldi. Tanto che gli stessi Comuni non pagano i dipendenti pubblici, chi da un mese, chi da due mesi, chi da tre mesi. Allo sfascio dei Comuni si somma lo sfascio della Regione che, ormai, anche se ancora non l’ammette, sta per licenziare circa 80 mila precari. Sì, avete letto bene: 80 mila! E non ha nemmeno i soldi per pagare i 24 mila operai della Forestale. Disastri su disastri. E non ha i soldi per costituire un ‘Fondi rischi’ per fronteggiare 3 miliardi - sì, avete letto bene: 3 miliardi di euro - di entrate fittizie iscritte in bilancio.
Direte: e le società di rating che fanno? Fanno finta di non vedere. Ragazzi: non è che si può andare nella capitale mondiale della mafia e dire: questa Regione è un disastro, ha 3 miliardi di entrate di dubbia esigibilità. No, questo ‘affronto’ alla Sicilia non si fa. E’ in questo scenario da Regione fallita che arriva la notizia dell’inchiesta della magistratura di Messina sul presidente Crocetta. Una storia brutta. Una vicenda che prende spunto da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all'allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito del governatore Crocetta. L’esposto è firmato dall'ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento.
L’ingegnere Sciascia è stato, per anni, delegato alla gestione dell'ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011. Che c’entra Gela? C’entra, perché Crocetta è stato, per sette anni Sindaco di Gela. L'ingegnere Sciascia racconta i retroscena "dell'attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, 'nemico' giurato del magistrato Nicolò Marino". Nell'inchiesta si racconta che Marino, che oggi fa parte, in qualità di assessore, del Governo regionale di Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l'attuale governatore dell'Isola era Sindaco di Gela. Strani questi intrecci, no? Nell'inchiesta si racconta che l'allora primo cittadino di Gela utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Leggiamo nell’inchiesta pubblicata dal settimanale ‘Centonove’: “Roberto Sciascia ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare 'almeno per un giorno' un politico¬ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l' inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un 'danno erariale' stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale". Come potete leggere, torna la storia delle discariche. In questo caso, di una discarica. In pratica, gli affari che ruotano attorno ai rifiuti.
L'allora Sindaco di Gela, Crocetta, stando al racconto dell'ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società. "E fa modificare - leggiamo sempre nell'inchiesta di Centonove - il bando che prevede la categoria 6°, requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi". Con questo passaggio viene meno l'obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti.
Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl. Il battagliero ingegnere del Comune di Gela elenca tutte le anomalie dell'appalto. E chiede una commissione consiliare d'inchiesta. La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l'amministrazione comunale di Crocetta. C'è una "censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amministrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture". Sulla vicenda si attende, adesso, la conferma dell’inchiesta penale su Crocetta. La magistratura deve dire se è indagato o no. Direte: ma con tutto quello che ha detto l’ingegnere Sciascia come fa il governatore Crocetta a non essere indagato? A meno che l’ingegnere Sciascia non si sia inventato tutto. Si è inventato l’appalto milionario aggiudicato al consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl? E un ingegnere direbbe una cosa così grave senza esserne certo? Anche la commissione del Comune di Gela avrebbe detto cose false? La verità è che, questa volta, un ‘Professionista dell’Antimafia’ è stato scoperto. La Giustizia italiana farà il suo corso? O la vicenda verrà insabbiata? Ah, dimenticavamo: nel settore dei rifiuti, oltre agli interessi di personaggi legati a Confindustria Sicilia, ci sono anche gli interessi della mafia. Questo da sempre. ----
La settimana scorsa Catanzaro è stato audito dalla commissione regionale antimafia che da settimane ha avviato una ricognizione sulla gestione dei rifiuti in Sicilia per accertare eventuali responsabilità amministrative nella gestione delle discariche. Catanzato da quanto si apprende ha spiegato che la sua società pratica il prezzo più basso.
 
 
Ultima modifica ilVenerdì, 31 Ottobre 2014 08:25
 
http://www.lurlo.info/vecchiosito/index.php/rubriche/inchieste/item/1042-l-affare-dei-rifiuti-per-confindustria 
 
ACCUSE,VELENI,SOSPETTI,CROCETTA E LA GUERRA DEI DOSSIER 
 
Il presidente della Regione rivela alle agenzie che c’è un esposto denuncia presentato contro di lui alla Procura di Messina. A firmarlo Roberto Sciascia, ex ingegnere del Comune di Gela, oggi in pensione. Contro il quale il governatore ha presentato una controquerela per calunnia.

PALERMO - Da denunciante a denunciato. Dalle conferenze stampa in diretta per raccontare sprechi e ruberie alla difesa “contro un dossier presentato contro di me alla Procura di Messina”.
 
Cosa c’è dietro l’ultima uscita di Rosario Crocetta? Il presidente della Regione, presente domenica a Barcellona Pozzo di Gotto ad un incontro di produttori aderenti al consumo critico antiracket, rivela alle agenzie che c’è un esposto denuncia presentato contro di lui alla Procura diretta da Guido Lo Forte: “Accadono cose incredibili - dice stupito alla platea che lo ascolta - scopro che un tizio che aveva difeso un certo sistema di malaffare e che io avevo denunciato e poi è stato condannato a due anni e mezzo, ha presentato un dossier contro di me dopo dieci anni. Visto che sono tutte fandonie voglio presentare una denuncia contro di lui”.
 
Chi è il misterioso autore del dossier contro il presidente della Regione? Si chiama Roberto Sciascia, ingegnere in pensione, per anni delegato alla gestione dell’ufficio ecologia del Comune di Gela. Inutile provare a sapere cosa pensa delle parole di Crocetta. Sciascia taglia corto: "Non ho alcuna intenzione di replicare. Io parlo solo attraverso le denunce". L'ingegnere è una vecchia conoscenza di Crocetta. Già il 22 novembre 2012, nel corso di una delle prime conferenze stampa show a Palazzo d’Orleans, il presidente ne aveva parlato. E non certo elogiandolo: “L’ing. Sciascia è stato condannato su mia denuncia dal Tribunale di Gela per avere assegnato ad una società della quale lui era consulente, in affidamento diretto senza gara, la gestione della discarica di Gela e aumentato lo smaltimento del percolato, praticamente 130 euro al metro cubo quando nel comune di Corleone costa a 65... recentemente è stato licenziato dal comune di Gela per altri gravi problemi…quando io sono diventato sindaco nel 2003, negli ultimi cinque anni non aveva mai fatto una sola gara per la gestione dei lavori di manutenzione ma tutti a somma urgenza…al comune di Gela c’era un progetto di 50 miliardi per costruzione e gestione, proposto dall’ing. Sciascia a favore della ditta Scianna di Bagheria…”.
 
Accuse pesantissime. Non sappiamo se da quel 22 novembre a oggi Crocetta abbia mai denunciato Sciascia. Sappiamo certamente che Sciascia, qualche settimana dopo quella conferenza stampa ha denunciato Crocetta. Raccontando al commissariato di Gela la sua versione dei fatti. E chiedendo di processare il presidente della Regione con l’accusa di diffamazione.
 
In sintesi, l’ingegnere Sciascia contesta punto per punto tutte le accuse di Crocetta. A partire dall’appalto per il quale sarebbe stato condannato e ai costi di quell’appalto: “La condanna di primo grado fa riferimento ad un’accusa di abuso d’ufficio relativa all’affidamento del servizio di smaltimento del percolato. Il costo non è stato oggetto di contestazione, la condanna in appello è stata riformata e prescritta e non riguardava il costo del servizio ma la procedura di espletamento della gara”.
 
Sul licenziamento “per altri gravi problemi”. “E’ tutto falso - ricostruisce Sciascia - con oltre 39 anni di servizio maturato mi sono dimesso volontariamente il 22 giugno 2011”.
 
Sugli anni “senza fare mai una sola gara”: “E’ tutto falso - scrive Sciascia nella querela contro Crocetta - Abbiamo approvato decine e decine di cantieri di lavoro”.
 
Infine, sul progetto da 50 miliardi di vecchie lire che avrebbe proposto a favore della ditta Scianna di Bagheria. “Si tratta - ricorda Sciascia - di un progetto in project financing che la ditta Scianna presentò prima che io fossi assunto dal comune di Gela, ciò da solo esclude che io abbia proposto il progetto in argomento”.
 
Sin qui le versioni di accusa e difesa. Sfociate, allo stato, nell’iscrizione nel registro degli indagati del presidente Rosario Crocetta. Sul blog che gestisce, infatti, l’ingegnere Sciascia ha pubblicato il casellario giudiziario di Crocetta che risulta essere indagato dalla Procura della Repubblica di Gela per il reato di diffamazione (proc. N. 1840/2012 MOD. 21). Il pm titolare del fascicolo è la dottoressa Laura Seccacini.
 
Ma c’è dell’altro. C’è un altro esposto che Sciascia ha presentato contro Crocetta ed è quello a cui ha fatto riferimento domenica il presidente della Regione. Si tratta di un dossier che Sciascia ha presentato nel dicembre 2012 all’allora procuratore antimafia Piero Grasso, esposto che tira in ballo anche alcuni magistrati e che per questo motivo è diventato di competenza della Procura della Repubblica di Messina che, a sua volta, ha affidato le indagini alla Dia. Un dossier voluminoso che parla di Crocetta come “di un formidabile sceneggiatore degno di un premio letterario” e svela i retroscena dell’attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda nazionale, nemico giurato del magistrato Nicolò Marino, attuale assessore della giunta Crocetta.
 
Retroscena ricostruiti recentemente in un’inchiesta pubblicata sul settimanale Centonove, che prende le mosse proprio dal dossier firmato Sciascia. Così scrive il periodico: “Un formidabile assist per il magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta che aveva passato al setaccio, secondo il racconto dell’ingegnere, sette anni di Crocetta al Comune e alcune sue disinvolte condotte, come utlizzare cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Dalle indagini svolte – ricostruisce Centonove – sarebbero emersi fatti inquietanti come alcune telefonate con personaggi dubbi, cui la Dia nissena ha di recente sequestrato beni per due milioni di euro, avvisati in anticipo di un imminente arrivo di un avviso di garanzia per 416 bis che gli impediva l’affidamento della gestione diretta di un parcheggio pubblico; oppure gaie conversazioni con un pentito della mafia gelese, Emanuele Celona”.
 
Secondo l’inchiesta firmata dal giornalista Enzo Basso, Roberto Sciascia avrebbe indicato tutti gli investigatori che avrebbero svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta Giovanni Giudice, cui Crocetta “avrebbe chiesto la cortesia di arrestare almeno per un giorno un politico-ingegnere col quale era entrato in contrasti politici”; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal pm Marino, Nicola Bulone, il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone.
 
Sullo sfondo l’appalto del servizio di raccolta e trattamento rifiuti affidato dall’allora sindaco di Gela Crocetta, appalto da 7 milioni e mezzo che, come ricostruisce nel suo dossier-denuncia l’ingegnere Sciascia e come racconta sempre Centonove “Crocetta modifica per spianare la strada al consorzio di imprese capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet srl”.
 
Ce n’è per aprire, pur con tutte le cautele del caso, un fascicolo conoscitivo. Spetterà ai magistrati messinesi valutare se Sciascia racconta fatti veri o cerca in qualche modo di delegittimare il presidente della Regione. Se i suoi sono dati circonstanziati o mossi da spirito di vendetta. Dal giorno della pubblicazione dell’inchiesta nessuna conferma né smentita è arrivata né dalla Procura dello Stretto, né dalla Dia. L’unico a parlare è stato l’assessore all’Energia Nicolò Marino. Il 25 ottobre, a poche ore dalle anticipazioni svelate dal settimanale messinese, l’ex pm nisseno si difende: "E' da tempo che questa persona (Roberto Sciascia, ndr) ritiene di rassegnare le proprie doglianze presso diverse autorità giudiziarie. Questa persona è già stata querelata dal presidente Crocetta e da me quando rese alcune dichiarazioni al settimanale Panorama e il procedimento è pendente a Milano". Secondo Marino "l'azione di pulizia che col presidente Crocetta stiamo portando avanti nei vari rami dell'amministrazione e che ha anche coinvolto personaggi della politica messinese dà molto fastidio".
 
AGGIORNAMENTO: Secondo la Gazzetta del Sud di oggi, ieri pomeriggio Crocetta si è presentato dal procuratore capo di Messina Guido Lo Forte per sporgere querela per calunnia nei confronti di Sciascia.
 
http://livesicilia.it/2013/11/26/crocetta-guerra-dossier-sciascia_408097/
 

A MESSINA SI INDAGA SU CROCETTA E
MARINO?

Sicilia TG, 25 ottobre 2013.
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, indagato a Messina.
 NE PARLA IL SETTIMANALE ‘CENTONOVE’ IN UNA DETTAGLIATA INCHIESTA FIRMATA DAL DIRETTORE, ENZO BASSO. LE AMICIZIE ‘PERICOLOSE’ DEL GOVERNATORE. LE INDAGINI DELL’ALLORA PM DI CALTANISSETTA, NICOLO’ MARINOIL RUOLO DELL’EX VICE QUESTORE, NINO MALAFARINA E DELL’AVVOCATO STEFANO POLIZZOTTO.
La notizia arriva da Messina. Anche se annunciata da indiscrezioni, a scriverla, per filo e per segno è il settimanale ‘Centonove’ diretto da Enzo Basso. Ed è proprio quest’ultimo a firmare l’inchiesta che dà il presidente della Regione, Rosario Crocetta, indagato dalla Procura della Repubblica della Città dello Stretto.
L’inchiesta che vede coinvolto il governatore dell’Isola nasce da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all’allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito di Crocetta.
A firmare l’esposto-denuncia è l’ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento. Sciascia è stato per anni delegato alla gestione dell’ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011.
Il protagonista di questa denuncia, leggiamo su ‘centonove’, parla ”di un formidabile sceneggiatore degno di un premio letterario” (a queste, conclusioni, in effetti, siamo arrivati anche noi). L’ingegnere di Porto Empedocle svela i retroscena, leggiamo sempre sul settimanale, “dell’attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, ‘nemico’giurato del magistrato Nicolò Marino”.
Nell’inchiesta si racconta che Marino, oggi assessore della Giunta Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l’attuale governatore dell’Isola era Sindaco di Gela. Nell’inchiesta si racconta che l’allora primo cittadino della ‘città dell’Eni’ utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato (a differenza dell’onorevole Riccardo Savona che, per non utilizzare questo accorgimento alla Crocetta…).
A un certo punto, leggiamo un passaggio dell’inchiesta di Enzo Basso che ci lascia di sasso:“Roberto Sciascia ha fatto di più. Ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare ‘almeno per un giorno’ un politico ­ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l’ inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un ‘danno erariale’ stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale”.
Una parte dell’inchiesta di ‘Centonove’ è dedicata ai rifiuti. L’allora Sindaco Crocetta, secondo il racconto dell’ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società di Gela, “e fa modificare – leggiamo sempre nell’inchiesta - il bando che prevede la categoria 6a requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi”.
Con questo passaggio viene meno l’obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti. Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl.
Il battagliero ingegnere elenca tutte le anomalie dell’appalto. E chiede una commissione consiliare d’inchiesta.
La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l’amministrazione comunale di Crocetta. C’è una “censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amminsitrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture”.
Nell’inchiesta di ‘Centonove’ si parla anche dell’ex vice questore, Nino Malafarina, oggi parlamentare regionale del Megafono, e di Stefano Polizzotto, l’avvocato prima designato alla Segreteria tecnica della presidenza della Regione e poi destituito a seguito di un’indagine dell’Asp di Palermo. Se ne volete sapere di più, andatevi a leggere la bella e coraggiosa inchiesta di Centonove. Nota a margine:  una brutta storia nella quale – a prescindere dalla piega giudiziaria che prenderà – tutti i protagonisti ne escono male. Anzi, malissimo. Uno spaccato di quello che è l’Italia di oggi: un Paese dove i poteri dello Stato si intersecano, aprendo scenari inquietanti.
 
http://www.cicerostudiolegale.it/rassegna-stampa/crocetta-e-marino-indagati-a-messina/
 
 
L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA
 
 
Ottobre 31, 2014 Scritto da Fabiola Foti
 
 
All'indomani della bocciatura della mozione di sfiducia a Crocetta, il risultato era veramente prevedibile, vogliamo riprendere un articolo vecchio esattamente un anno a firma di Giulio Ambrosetti. L'Articolo viene pubblicato su La Voce di New York parla di affari, di Confindustria e dello scandalo rifiuti e rimane sempre attuale. In Sicilia non esiste la cosiddetta raccolta differenziata dei rifiuti. Quasi tutti i rifiuti, nell’Isola, finiscono nelle discariche. In pratica, finiscono sotto terra inquinando terreni e falde acquifere. Uno scandalo.
Chi è che gestisce le discariche? In buona parte i privati. E sapete chi è il titolare della più importante e grande discarica della Sicilia? Giuseppe Catanzaro. Sì, proprio lui, il già citato vice presidente di Confindustria Sicilia. E sono proprio i gestori delle discariche private a vantare crediti stratosferici dai Comuni siciliani. Comuni siciliani - questo detto per inciso - che, in maggioranza sono, al pari della Regione siciliana, sono in dissesto finanziario non dichiarato. In pratica - come i nostri lettori hanno già capito - Confindustria Sicilia, da cinque anni, fa parte del Governo della Regione (controlla il settore delle attività produttive che, in realtà, non ci sono, perché l’economia siciliana, tranne poche eccezioni, è disastrata come, se non di più, della Regione siciliana) non per occuparsi dello sviluppo economico della Sicilia, ma per restare abbarbicata alle risorse pubbliche della Regione. Il tutto, sotto gli occhi ‘distratti’ di Confindustria nazionale, che a Roma fa la voce grossa con i Governi chiedendo misure per lo sviluppo, mentre in Sicilia non sembra estranea al sottosviluppo. Il risultato è una Regione al fallimento. Una Sicilia ‘Autonoma’ nella quale la maggiora parte dei Comuni, a fine ottobre, sono senza bilancio 2013 perché senza soldi. Tanto che gli stessi Comuni non pagano i dipendenti pubblici, chi da un mese, chi da due mesi, chi da tre mesi. Allo sfascio dei Comuni si somma lo sfascio della Regione che, ormai, anche se ancora non l’ammette, sta per licenziare circa 80 mila precari. Sì, avete letto bene: 80 mila! E non ha nemmeno i soldi per pagare i 24 mila operai della Forestale. Disastri su disastri. E non ha i soldi per costituire un ‘Fondi rischi’ per fronteggiare 3 miliardi - sì, avete letto bene: 3 miliardi di euro - di entrate fittizie iscritte in bilancio.
Direte: e le società di rating che fanno? Fanno finta di non vedere. Ragazzi: non è che si può andare nella capitale mondiale della mafia e dire: questa Regione è un disastro, ha 3 miliardi di entrate di dubbia esigibilità. No, questo ‘affronto’ alla Sicilia non si fa. E’ in questo scenario da Regione fallita che arriva la notizia dell’inchiesta della magistratura di Messina sul presidente Crocetta. Una storia brutta. Una vicenda che prende spunto da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all'allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito del governatore Crocetta. L’esposto è firmato dall'ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento.
L’ingegnere Sciascia è stato, per anni, delegato alla gestione dell'ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011. Che c’entra Gela? C’entra, perché Crocetta è stato, per sette anni Sindaco di Gela. L'ingegnere Sciascia racconta i retroscena "dell'attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, 'nemico' giurato del magistrato Nicolò Marino". Nell'inchiesta si racconta che Marino, che oggi fa parte, in qualità di assessore, del Governo regionale di Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l'attuale governatore dell'Isola era Sindaco di Gela. Strani questi intrecci, no? Nell'inchiesta si racconta che l'allora primo cittadino di Gela utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Leggiamo nell’inchiesta pubblicata dal settimanale ‘Centonove’: “Roberto Sciascia ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare 'almeno per un giorno' un politico¬ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l' inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un 'danno erariale' stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale". Come potete leggere, torna la storia delle discariche. In questo caso, di una discarica. In pratica, gli affari che ruotano attorno ai rifiuti.
L'allora Sindaco di Gela, Crocetta, stando al racconto dell'ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società. "E fa modificare - leggiamo sempre nell'inchiesta di Centonove - il bando che prevede la categoria 6°, requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi". Con questo passaggio viene meno l'obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti.
Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl. Il battagliero ingegnere del Comune di Gela elenca tutte le anomalie dell'appalto. E chiede una commissione consiliare d'inchiesta. La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l'amministrazione comunale di Crocetta. C'è una "censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amministrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture". Sulla vicenda si attende, adesso, la conferma dell’inchiesta penale su Crocetta. La magistratura deve dire se è indagato o no. Direte: ma con tutto quello che ha detto l’ingegnere Sciascia come fa il governatore Crocetta a non essere indagato? A meno che l’ingegnere Sciascia non si sia inventato tutto. Si è inventato l’appalto milionario aggiudicato al consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl? E un ingegnere direbbe una cosa così grave senza esserne certo? Anche la commissione del Comune di Gela avrebbe detto cose false? La verità è che, questa volta, un ‘Professionista dell’Antimafia’ è stato scoperto. La Giustizia italiana farà il suo corso? O la vicenda verrà insabbiata? Ah, dimenticavamo: nel settore dei rifiuti, oltre agli interessi di personaggi legati a Confindustria Sicilia, ci sono anche gli interessi della mafia. Questo da sempre. ----
La settimana scorsa Catanzaro è stato audito dalla commissione regionale antimafia che da settimane ha avviato una ricognizione sulla gestione dei rifiuti in Sicilia per accertare eventuali responsabilità amministrative nella gestione delle discariche. Catanzato da quanto si apprende ha spiegato che la sua società pratica il prezzo più basso.
 
 
Ultima modifica ilVenerdì, 31 Ottobre 2014 08:25
 
http://www.lurlo.info/vecchiosito/index.php/rubriche/inchieste/item/1042-l-affare-dei-rifiuti-per-confindustria 



Rifiuti in Sicilia/
Angelini: “Un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”
Giulio Ambrosetti
14 Jul 2015

La
denuncia è del docente universitario Aurelio Angelini: 200 milioni di euro per
le bonifiche spariti senza bonificare nulla. Oltre un miliardo di euro gestito
con affidamenti diretti, senza bandi pubblici. Per avere, alla fine, i rifiuti
non raccolti per le strade. Discariche quasi tutte fuori legge. Raccolta
differenziata a bassi livelli. I grillini attaccano l'Unione Europea che non
'vede' gli imbrogli siciliani 
Nei
mesi scorsi, in occasione della formazione del terzo governo regionale di
Rosario Crocetta, un magistrato presso la Procura della Repubblica di Palermo,
Vania Contraffatto, è stata chiamata, in qualità di assessore, ad occuparsi di
rifiuti. Sin dalle prime battute l’assessore annunciava una svolta nella
gestione di un settore che in Sicilia, nell’anno di grazia 2015, è ancora
imperniato sulle discariche, in buona parte private.
Ebbene,
c’è stata questa svolta? A giudicare da quello che scrive Aurelio Angelini
sulla sua pagina facebook (
come potete
leggere qui
), non solo la svolta annunciata
dall’assessore Contraffatto non c’è stata, ma la situazione è peggiorata. Per
il governo della Regione retto da Crocetta e per l’assessore Contraffatto la
‘botta’ è forte. Perché Aurelio Angelini nella vita fa il docente universitario
di Sociologia dell’ambiente e del territorio: in pratica, è uno dei massimi
esperti in Sicilia in materia di raccolta e gestione dei rifiuti. Vediamo cosa
scrive il professore Angelini.
La
partenza non annuncia nulla di buono: “Rifiuti: siamo caduti nel baratro,
ovvero le principali dieci criticità e inghippi che rendono la gestione
inestricabile, per via di una matassa arruffata che sapientemente hanno messo
in piedi decisori politici e dirigenti: incapaci e corrotti”.  
Prima criticità. “La Sicilia - scrive il docente universitario - è
l'unica regione che non dispone di un Piano

Aurelio Angelini
‘ordinario’
dei rifiuti”, piano previsto dall’articolo
199 del decreto Legislativo n. 192 del 2006 e
dall’articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2010
”. A questo punto Aurelio Angelino dà la prima
notizia:
il
Piano ordinario dei rifiuti è lo “strumento principe per la programmazione
e la gestione del ciclo della valorizzazione industriale dei rifiuti e, per
tale inadempienza, non potremo utilizzare i fondi europei perché non disponiamo
di questo strumento”.
Insomma, sta per
partire la Programmazione dei fondi europei 2014-2020. Ma la Sicilia, almeno
per ciò che riguarda i rifiuti, non potrà utilizzare queste risorse
finanziarie.   
Seconda criticità. “E’ pubblicato sul sito web del dipartimento Regionale
dei Rifiuti - scrive il docente universitario - un Piano di gestione di rifiuti
urbani di rango amministrativo emergenziale e relativo ai soli urbani
senza Piano delle
bonifiche, Piano dei rifiuti speciali e speciali pericolosi.
(
http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_PianoGestioneIntegratadeiRifiuti/Piano_di_gestione_03_07_2012.pdf )  Questo Piano emergenziale non è stato mai emanato dal Commissario
delegato e non è
mai stato pubblicato in GURS (Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana), procedure queste indispensabili per poter sostituire
nell’emanazione del Piano, un organo costituzionale come la Regione e rendere
pubblica, e quindi, anche impugnabile, la vigenza di questo strumento”. In
pratica, siamo davanti a
una violazione di legge. Con metodi proditori si impedisce ai cittadini di
impugnare questo Piano davanti a un giudice.  
Terza criticità. “Circa duecento Piani di Raccolta Comunali - osserva ancora il professore Angelini - sono stati
presentati e approvati dal dipartimento dei Rifiuti (il riferimento è al
dipartimento regionale dei Rifiuti ndr)
senza avere i requisiti stabiliti dalla legge regionale n. 3 del 2013. La stragrande maggioranza delle 18 SRR, non hanno
emanato il Piano di gestione d’ambito, al quale dovevano attenersi gli ARO, per
la redazione dei Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata (
l’ARO è un’istituzione
giuridica non prevista dalla legge e introdotta surrettiziamente
amministrativamente
)”.

Vania Contraffatto
Questo
passaggio merita un approfondimento. In Sicilia sono stati istituiti gli
ATO rifiuti, Ambiti territoriali Ottimali, società
per azioni costituite tra Comuni che sono state gestite dai sindaci. Queste
società, tra assunzioni a ruota libera (circa 13 mila addetti assunti) e
gestioni clientelari varie hanno accumulato, in meno di un decennio,
debiti pari a circa 1,8
miliardi di euro
(stima
che forse è in difetto).
Debiti che, in buona parte, sono a carico dei gestori
privati dalle discariche
, visto che in
Sicilia, complice anche la mafia dei colletti bianchi, come già ricordato, il
sistema rifiuti è ancora oggi incentrato sulle discariche.
A
un certo punto gli
ATO rifiuti sono stati posti in liquidazione. Ma i problemi non sono finiti, se è vero
che i debiti sono passati da 1,4 miliardi di qualche anno fa ai già citati 1,8
miliardi di euro odierni. A questo punto è intervenuta la riforma, con
l’istituzione delle SRR, sigla che sta per Società di Regolamentazione dei
Rifiuti. Su questo fronte il professore Angelini ci dà un’altra notizia:
le SRR “non hanno emanato
il Piano di gestione d’ambito”.
A questo Piano di gestione d’ambito che non
c’è avrebbero dovuto attenersi gli ARO, sigla che sta per Ambiti di Raccolta
Ottimale. Gli ARO avrebbero dovuto redigere i Piani di raccolta per una
gestione unitaria e integrata. Peccato che gli ARO, come fa notare il docente
universitario, sono istituzioni giuridiche “non previste dalla legge”,
introdotte in modo surrettizio con atti amministrativi (forse ci sarebbe voluta
una legge?).  
“Difatti
- prosegue sempre il docente universitario -
la legge regionale n. 3 del 2013 dispone che i Comuni possono provvedere ai
soli Piani di raccolta che devono essere coerenti con il Piano d’ambito della
SSR e redatti in base agli obiettivi di legge della raccolta differenziata; ed
inoltre stabilisce che, per essere approvati dalla Regione, i Piani di
Raccolta, devono essere ‘allineati’ al Piano d’ambito delle SRR e che tali
Piani, non devono comportare nuovi oneri”.
“Ebbene - scrive sempre il professore Angelini -
nessun piano economico è stato presentato correttamente, in quanto non vengono
indicati tutti i costi reali che i Comuni dovranno sostenere per la gestione
dei rifiuti: a) oneri per il Piano di raccolta; b) oneri pro-quota dei Comuni
per la partecipazione obbligatoria alle SRR; c) oneri pro-quota del debito
delle Società d’ambito in liquidazione di cui i Comuni sono soci (il
riferimento è agli ATO rifiuti). Queste tre voci concorrono a stabilire il
costo complessivo su cui il Comune dovrà stabilire la TARSU/TIA/TARI, a cui va
aggiunto il successivo quanto previsto dal DL 78/2015, vedi punto 10”.
I
Comuni, insomma, non hanno fatto chiarezza. E la Regione siciliana è ancora
meno chiara dei Comuni. Peccato che questa mancanza di chiarezza riguardi il
calcolo della TARI, la Tassa sull’immondizia che, in Sicilia, in media, è tra
le più alte d’Italia! Poi il professore Angelini ci dice che, da vent’anni, la
realizzazione degli impianti pubblici per la gestione dei rifiuti sono
bloccati: e infatti in Sicilia, come già ricordato, si va avanti con le
discariche private e con una risibile percentuale di raccolta differenziata
(chissà perché: magari c’è di mezzo la mafia? ma va!).
Quarta
criticità. “Il sistema pubblico è bloccato - da due decenni - per la
realizzazione degli impianti pubblici necessari alla gestione dei rifiuti e le
richieste di autorizzazione dei privati, il sistema autorizzatorio non
risponde, con le sole eccezioni raccontate dalla cronaca giudiziaria”.
Per
ciò che riguarda le autorizzazioni per avviare gli impianti, insomma, Angelini
accenna alla “cronaca giudiziaria”: chiarissimo il riferimento a un’inchiesta
che coinvolge i titolari di discariche private e dipendenti pubblici che
intascavano tangenti in cambio di autorizzazioni.
Quinta
criticità. “Il 90% circa dei rifiuti finisce in discarica", per la
precisione, in discariche "per lo più non conformi alla legge",
che "vengono autorizzate attraverso discutibili ordinanze
emergenziali, ad abbancare' fuori 'colmatura' e nonostante ciò, per
la mancata programmazione e realizzazione dell'impiantistica, tra pochi mesi il
caos riguarderà tutta la Sicilia”. In pratica, spiega il docente universitario,
il 90 per cento dei rifiuti della Sicilia finisce nelle discariche. Le
discariche sono quasi tutte fuori legge e vengo autorizzate nel nome
dell’emergenza: emergenza che consente, spesso, di aggirare le leggi. I rifiuti
vengono “abbancati”, cioè sotterrati, “fuori colmatura”: in pratica, si
sotterrano più rifiuti di quanto una discarica ne potrebbe contenere. Uno
scenario che, tra qualche mese, a detta del docente, getterà la Sicilia nel
caos.  
Sesta
criticità. “Almeno 200 milioni di euro - sottolinea il docente universitario -
sono stati spesi per le bonifiche delle discariche abbandonate che incombono
sui corpi idrici dell’Isola (circa 1000 discariche) e nessuna di queste è stata
mai bonificata, ma nel contempo un comitato d’affari si è spartito incarichi e
consulenze”. Con eleganza, il professore Angelini ci dice - e lo dice anche a
un magistrato, la dottoressa Vania Contraffatto, oggi, come già ricordato,
assessore regionale del governo Crocetta con delega alla gestione dei rifiuti -
che si sono ‘fottuti’ 200 milioni di euro: i soldi, infatti, sono spariti, ma
le discariche non sono state bonificate. Queste discariche non bonificate
rischiano di inquinare alcune falde idriche della Sicilia. Il tutto mentre “un
comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”.  
Settima
criticità. “Più di un miliardo di euro - scrive sempre il docente universitario
- è stato sprecato dai regimi commissariali: rifiuti, acque e dissesto idrogeologico.
I vari responsabili hanno fatto sfolgoranti carriere e acquisito pensioni
d’oro, ma i risultati sono: il dissesto del territorio che si è accentuato; i
rifiuti che ci sommergono e siamo pure in procedura d’infrazione per la mancata
depurazione delle acque”. In Sicilia si abbonda con i commissariamenti nel nome
dell’emergenza. E quando ci sono le emergenze le leggi vengono travolte e gli
appalti vengono affidati senza ricorso ad evidenza pubblica. E’ quello che, da
anni, denuncia l’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, sia per la
gestione dei rifiuti, sia per la gestione dell’acqua. In pratica, appalti per
centinaia di milioni di euro affidati senza gara pubblica. Risultato, come
osserva il professore Angelini: rifiuti non raccolti nelle strade della
Sicilia, soldi spariti e dirigenti pubblici arricchiti.   
Ottava
criticità. Qui il professore Angelini spiega come, tra qualche anno, gli ignari
cittadini siciliani verranno chiamati a pagare con un aumento delle tasse le
ruberie andate in scena in questo settore: “La situazione debitoria delle
Società d’ambito (cioè dei già citato ATO rifiuti ndr), in cui operano
dodicimila dipendenti - il doppio di quelli necessari - a Giugno 2015 ha
raggiunto 1,3 miliardi di euro (in realtà, come già ricordato, la stima del
professore Angelini potrebbe essere in difetto: tanto che si parla di un
indebitamento pari a 1,8 miliardi di euro ndr). I Comuni dovranno assumere
attraverso gli ARO il doppio del personale necessario, ripianare la situazione
debitoria pro-quota, oltre a contribuire ai servizi delle SRR e ai costi dei
Piani di raccolta (nella migliore delle ipotesi i costi per i cittadini
contribuenti verranno raddoppiati)”. Insomma: i siciliani non solo pagano l’IMU
e l’IRPEF e lIRAP più ‘salate’ d’Italia, ma tra qualche anno, grazie alla
‘Malasignoria’ che imperversa nel mondo dei rifiuti siciliani, pagheranno una
TARI (che è già tra le più alte d’Italia) raddoppiata!
Nona
criticità. “Il 50% delle cartelle esattoriali per i rifiuti - scrive il
professore Angelini - non vengono pagate (evasione al 52%); chi paga si fa
carico due volte, in quanto gli evasori gravano sul bilancio del Comune e sulla
fiscalità generale”.
Decima
criticità. “A partire da quest’anno - scrive sempre il docente universitario -
tra le componenti di costo della tassa sui rifiuti vanno considerati anche i
mancati ricavi della stessa tassa sui rifiuti, relativi a crediti risultati
inesigibili con riferimento ai precedenti ‘regimi’. Lo stabilisce il Decreto
legislativo n. 78 del 2015, in vigore dal 20 giugno 2015”. In pratica, siamo
davanti a un altro ‘regalo’ del governo Renzi: i crediti risultati inesigibili
verranno caricati sul ‘groppone’ dei cittadini siciliani che possono pagare, in
stile Troika...
Sui disastri in materia di gestione dei rifiuti in
Sicilia - e sulle responsabilità della Commissione Europea -

Claudia Mannino
intervengono
l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao, e
la parlamentare nazionale, sempre del Movimento 5 Stelle, Claudia Mannino.
"La Commissione Europea in risposta ad una nostra interrogazione -
scrivono i due parlamentari - finalmente cala il velo di ipocrisia che fino ad
oggi ha tenuto nei confronti della situazione delle discariche in Italia, ed in
particolare in Sicilia, adeguandosi all'interpretazione univoca della normativa
europea fornita dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea lo scorso ottobre
con la sentenza sulla discarica di Malagrotta in Lazio”.
Insomma,
dicono i due parlamentari, per non disturbare i ‘manovratori’ a Bruxelles, fino
ad oggi, hanno fatto finta di non vedere quello che succede in Italia e,
soprattutto, in Sicilia. “Ad oggi, nonostante le nostre plurime denunce -
sottolineano i deputati - non comprendevamo per quale motivo la Commissione Europea
facesse finta di non vedere che la situazione condannata dalla Corte è la
stessa in moltissime altre realtà sparse per l'Italia.  E di certo la
Commissione, garante dell'attuazione della normativa europea, non può
permettersi un comportamento differente per situazioni analoghe. Abbiamo
chiesto alla Commissione Europea con una interrogazione urgente di avviare
immediatamente una procedura nei confronti dell'Italia per costringere la
Sicilia ad interventi tempestivi con un cronoprogramma definito e pubblico. Lo
stesso governo regionale ha ammesso che solo il 40% dei rifiuti siciliani ha un
trattamento secondo legge, il resto finisce in discarica con enormi danni
ambientali e connessi costi per la collettività. Anche alla luce di ciò -
concludono i portavoce M5S - la Commissione dovrà inoltre spiegare perché
nonostante la nostra denuncia del febbraio 2015, finora non è
intervenuta".



LEGGE 9 gennaio 2013, n. 3.
Modifiche alla legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, in materia di gestione
integrata dei rifiuti


LEGGE 9 gennaio 2013, n. 3. Modifiche alla
legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, in materia di gestione integrata dei
rifiuti.

REGIONE SICILIANA L’ASSEMBLEA REGIONALE HA
APPROVATO IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PROMULGA la seguente legge:

Art. 1. Modifiche alla legge regionale n.
9/2010 in materia di affidamento del servizio di gestione integrata dei
rifiuti. Proroga di termini.
1. All’articolo 4, comma 2, lettera a),
della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, dopo le parole ‘dalle S.R.R.’ sono
aggiunte le parole ‘o dai soggetti indicati al comma 2 ter dell’articolo 5’.

2. All’articolo 5 della legge regionale n.
9/2010, dopo il comma
2 bis è inserito il seguente: ‘
2 ter. Nel territorio di ogni ambito
individuato ai sensi dei commi precedenti, nel rispetto del comma 28
dell’articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con
modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sostituito dall’articolo 19,
comma 1, lettera b), del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con
modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, i Comuni, in forma singola o associata,
secondo le modalità consentite dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e
senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, previa redazione di un piano di
intervento, con relativo capitolato d’oneri e quadro economico di spesa,
coerente al Piano d’ambito e approvato dall’Assessorato regionale dell’energia
e dei servizi di pubblica utilità, Dipartimento regionale dell’acqua e dei
rifiuti, possono procedere all’affidamento, all’organizzazione e alla gestione
del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti. L’Assessorato,
che verifica il rispetto dei principi di differenziazione, adeguatezza ed
efficienza tenendo conto delle caratteristiche dei servizi di spazzamento,
raccolta e trasporto di tutti i rifiuti urbani e assimilati, deve pronunciarsi
entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla ricezione del piano di
intervento. L’eventuale richiesta di documenti di integrazione deve intervenire
nel rispetto del predetto termine.

I piani di intervento approvati sono
recepiti all’interno del Piano regionale di gestione dei rifiuti entro novanta
giorni dalla data di approvazione da parte dell’Assessorato regionale
dell’energia e dei servizi di pubblica utilità.’.

3. All’articolo 8, comma 1, della legge
regionale n. 9/2010, dopo le parole ‘La S.R.R.’ sono inserite le seguenti:
‘,salvo quanto previsto dal comma 2 ter dell’articolo 5,’.

4. All’articolo 15 della legge regionale n.
9/2010, dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: ‘1 bis. Nei casi previsti dal
comma 2 ter dell’articolo 5 resta fermo che la stipula e la sottoscrizione del
contratto d’appalto relativo ai singoli comuni hanno luogo fra l’appaltatore e
la singola amministrazione comunale, che provvede direttamente al pagamento
delle prestazioni ricevute e verifica l’esatto adempimento del contratto. 1
ter. In sede di affidamento del servizio mediante procedura di evidenza
pubblica, trova applicazione quanto previsto dal comma 2 dell’articolo 3 bis
del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla
legge 14 settembre 2011, n. 148.’.

5. All’articolo 16, comma 2, della legge
regionale n. 9/2010, le parole ‘la S.R.R. definisce’ sono sostituite dalle
parole “la S.R.R., o i soggetti di cui al comma 2 ter dell’articolo 5,
definiscono”.

6. All’articolo 18 della legge regionale n.
9/2010, dopo il comma 5 bis sono inseriti i seguenti: ‘5 ter. Relativamente
agli impianti di cui al comma 1 sono assegnate, altresì, all’Assessorato
regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità le competenze di
rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale di cui all’articolo 29 ter e
seguenti del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, esclusivamente per le
opere previste al punto 5 dell’allegato VIII alla parte seconda del decreto
legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni. 5 quater. La
risoluzione dei conflitti tra i soggetti pubblici coinvolti nella gestione
integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati può avvenire, fermo
restando il ricorso agli ordinari rimedi giurisdizionali, in via amministrativa
mediante l’attivazione di un procedimento ad istanza dell’ente che ne abbia
interesse. L’istanza è diretta al dirigente generale del Dipartimento regionale
dell’acqua e dei rifiuti che, sentite le parti ed assicurato il
contraddittorio, nel termine di novanta giorni emette un proprio decreto
risolutivo del conflitto. Avverso la decisione del dirigente generale del
Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti sono esperibili gli ordinari
rimedi giurisdizionali.’.

7. All’articolo 19, comma 1, della legge
regionale n. 9/2010, le parole ‘30 giugno 2012’ sono sostituite dalle seguenti:
‘30 giugno 2013’. 8. All’articolo 19, comma 2, della legge regionale n. 9/2010,
le parole ‘30 giugno 2012’ sono sostituite dalle seguenti: ‘30 giugno 2013’. 9.
All’articolo 19, comma 2 bis, della legge regionale n. 9/2010, sono apportate
le seguenti modifiche: a) le parole ‘il 30 settembre 2012’ sono sostituite
dalle seguenti: ‘il 30 settembre 2013’; b) le parole ‘il 31 dicembre 2012’ sono
sostituite dalle seguenti: ‘il 31 dicembre 2013’.

10. All’articolo 19 della legge regionale
n. 9/2010, il comma 12 è sostituito dal seguente: ‘12. Fino all’inizio della
gestione da parte dei soggetti individuati ai sensi dell’articolo 15, e
comunque non oltre il 30 settembre 2013, i soggetti già deputati alla gestione
integrata del ciclo dei rifiuti, o comunque nella stessa coinvolti, continuano
a svolgere le competenze loro attualmente attribuite.’.

Art. 2. Disposizioni finali

1. La presente legge sarà pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno
stesso della pubblicazione.

2. È fatto obbligo a chiunque spetti di
osservarla e di farla osservare come legge della Regione. Palermo, 9 gennaio
2013.

CROCETTA Assessore regionale per l’energia
e per i servizi di pubblica utilità MARINO

NOTE Avvertenza: Il testo delle note di
seguito pubblicate è stato redatto ai sensi dell’art. 10, commi 2 e 3, del
testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre
1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di
legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore
e l’efficacia degli atti legislativi trascritti, secondo le relative fonti. Le
modifiche sono evidenziate in corsivo.

Nota all’Epigrafe: La legge regionale 8
aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti
inquinati.” è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana del
12 aprile 2010, n. 18. Nota all’art. 1, comma 1: L’articolo 4 della legge
regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei rifiuti e
bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate dal comma
che si annota, risulta il seguente: «Competenze dei comuni. –

1. I comuni esercitano le funzioni di cui
all’articolo 198 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, anche
provvedendo, nell’ambito della propria competenza, alle finalità di cui al
comma 2.

2. Ai sensi del comma 1 i comuni:
a) stipulano il contratto di appalto per
l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti, relativamente al
territorio di ogni singolo comune, con i soggetti individuati con le modalità
di cui all’articolo 15 dalle S.R.R. o dai soggetti indicati al comma 2 ter
dell’articolo 5;
b) assicurano il controllo del pieno
adempimento dell’esecuzione del contratto di servizio nel territorio comunale;
c) provvedono al pagamento del
corrispettivo per l’espletamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti
nel territorio comunale, assicurando l’integrale copertura dei relativi costi,
congruamente definendo a tal fine, sino all’emanazione del regolamento
ministeriale di cui all’articolo 238 del decreto legislativo n. 152/2006 e
successive modifiche ed integrazioni, la tariffa d’igiene ambientale (TIA) di
cui all’articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 o la tassa
per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), ovvero prevedendo nei
propri bilanci le risorse necessarie e vincolandole a dette finalità;
d) provvedono, altresì, all’adozione della
delibera di cui all’articolo 159, comma 2, lettera c), del decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267, vincolando le somme destinate al servizio di gestione
integrata dei rifiuti e garantendo il permanere del vincolo di impignorabilità,
mediante pagamenti in ordine cronologico;
e) adottano, ove necessario, la delibera di
cui all’articolo 194, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 18
agosto 2000, n. 267, avviando la conseguente azione di responsabilità nei
confronti degli amministratori delle S.R.R ;
f) adottano il regolamento comunale per la
raccolta differenziata in conformità alle linee guida allegate al piano
regionale di gestione dei rifiuti ed al piano d’ambito;
g) adottano per quanto di competenza
disposizioni per la tutela igienico-sanitaria nella gestione dei rifiuti;
 h)
provvedono all’abbattimento delle barriere architettoniche nel conferimento dei
rifiuti;
i) esercitano le funzioni atte a garantire
la raccolta delle diverse frazioni di rifiuti urbani e prescrivono le
disposizioni per la corretta gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei
rifiuti cimiteriali;
j) emanano le ordinanze per
l’ottimizzazione delle forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti
primari di imballaggio e la relativa fissazione di obiettivi di qualità;
k) regolamentano, per quantità e qualità, i
rifiuti speciali non pericolosi assimilabili ai rifiuti urbani ai fini della
raccolta e dello smaltimento sulla base dei criteri fissati dalle norme
vigenti, ove non disciplinati dalla Regione;
l) prevedono, di concerto con la Regione,
le province e le S.R.R., all’interno degli strumenti di pianificazione
urbanistica, le infrastrutture e la logistica necessaria per la raccolta
differenziata, anche per la separazione secco umido, e per lo smaltimento,
riciclo e riuso dei rifiuti;
m) promuovono attività educative, formative
e di comunicazione ambientale a sostegno della raccolta differenziata; a tal
fine possono stipulare accordi e convenzioni con altri comuni per ottimizzare
la stessa raccolta differenziata nel contenimento dei costi e nella tutela
ambientale;
n) verificano lo stato di attuazione della
raccolta differenziata e la qualità del servizio erogato dal soggetto gestore
anche attraverso un comitato indipendente costituito da rappresentanti delle
associazioni ambientaliste, dei consumatori e di comitati civici. 2-bis. I
comuni che hanno avviato la raccolta differenziata porta a porta utilizzando
forza lavoro del servizio civico sono autorizzati a proseguire utilizzando
contributi per il sostegno al reddito.

3. I comuni rappresentanti almeno il dieci
per cento delle quote di partecipazione alla S.R.R. possono promuovere la
valutazione, da parte dell’Assessorato regionale dell’energia e dei rifiuti,
dei costi stimati nel piano d’ambito per l’espletamento del servizio di
gestione integrata dei rifiuti. L’Assessorato medesimo assume le proprie
determinazioni entro sessanta giorni dalla richiesta, prorogabili una sola
volta per ulteriori sessanta giorni, ove necessario per esigenze istruttorie.
Trascorsi i predetti termini, i costi del servizio si intendono definitivamente
assentiti, fatta salva la facoltà di impugnazione per le singole
amministrazioni comunali.

4. Il sindaco adotta le ordinanze di cui
agli articoli 191 e 192 del decreto legislativo 152/2006 e successive modifiche
ed integrazioni, per tutti gli interventi che ricadano nell’ambito del
territorio comunale. 5. Nell’ambito del proprio territorio, ciascun comune
esercita il controllo sulla qualità e l’economicità del servizio espletato per
la gestione integrata dei rifiuti, attivando, di concerto con la S.R.R. e con
il gestore del servizio, tutte le misure necessarie ad assicurare l’efficienza
e l’efficacia del servizio e l’equilibrio economico e finanziario della
gestione.».

Note all’art. 1, comma 2: L’articolo 5
della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei
rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate
dal comma che si annota, risulta il seguente: «Ambiti territoriali ottimali per
la gestione integrata dei rifiuti. –

1. Sulla base delle esigenze di efficacia,
efficienza ed economicità di cui all’articolo 200, comma 1, lettera f), del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ed in attuazione dei principi di
coordinamento della finanza pubblica di cui ai commi 33 e 38 dell’articolo 2
della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché al fine di consentire il sollecito
avvio dell’assetto organizzativo derivante dall’applicazione della presente
legge, sono confermati gli Ambiti territoriali ottimali costituiti in
applicazione dell’articolo 45 della legge regionale 8 febbraio 2007, n. 2,
quali identificati nel D.P.Reg. 20 maggio 2008, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Regione siciliana 6 giugno 2008, n. 25.
Essi sono i seguenti:
a) ATO 1 - Palermo; b) ATO 2 - Catania; c)
ATO 3 - Messina; d) ATO 4 - Agrigento; e) ATO 5 - Caltanissetta; f) ATO 6 -
Enna; g) ATO 7 - Ragusa; h) ATO 8 - Siracusa; i) ATO 9 - Trapani; l) ATO 10 -
Isole Minori.

2. Il piano regionale di gestione dei
rifiuti, comunicato ai comuni ed alle province interessate, costituisce, sulla
base di un dettagliato studio sul punto, la sede per il riscontro
dell’adeguatezza della nuova delimitazione degli ATO rispetto agli obiettivi
generali del piano stesso. Il numero complessivo degli ATO non può comunque
eccedere quello di cui al comma 1, fatte salve le previsioni di cui al terzo
periodo dell’articolo 3-bis del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138,
introdotto dall’articolo 25, comma 1, lett. a) del decreto legge 24 gennaio
2012, n. 1 convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.

2-bis. I comuni possono presentare
all’Amministrazione regionale, ai sensi del citato articolo 3-bis ed entro il 31 maggio
2012
, la proposta di individuazione di specifici bacini territoriali
di dimensione diversa da quella provinciale, purché la proposta sia motivata
sulla base di criteri di differenziazione territoriale, socio economica, nonché
attinenti alle caratteristiche del servizio. La Giunta regionale, entro i
successivi 30 giorni, presenta alla Commissione legislativa competente
dell’Assemblea regionale siciliana, che esprime il proprio parere entro i
successivi 15 giorni, il piano di individuazione degli ambiti territoriali di
dimensione diversa da quella provinciale, secondo le indicazioni del suddetto
articolo 3-bis, e comunque per un numero non superiore al limite dell’80 per
cento della determinazione di cui al comma 1. La Giunta regionale entro i
successivi 15 giorni individua nel rispetto del superiore limite gli specifici
bacini territoriali di dimensione diversa da quella provinciale.

2 ter. Nel territorio di ogni ambito
individuato ai sensi dei commi precedenti, nel rispetto del comma 28
dell’articolo 14 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con
modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sostituito dall’articolo 19
comma 1 lettera b) del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con
modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, i Comuni, in forma singola o
associata, secondo le modalità consentite dal decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267 e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, previa redazione
di un piano di intervento, con relativo capitolato d’oneri e quadro economico
di spesa, coerente al Piano d’ambito e approvato dall’Assessorato regionale
dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, Dipartimento regionale
dell’acqua e dei rifiuti, possono procedere all’affidamento, all’organizzazione
e alla gestione del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti.
L’Assessorato, che verifica il rispetto dei principi di differenziazione,
adeguatezza ed efficienza tenendo conto delle caratteristiche dei servizi di
spazzamento, raccolta e trasporto di tutti i rifiuti urbani e assimilati, deve
pronunciarsi entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla ricezione
del piano di intervento. L’eventuale richiesta di documenti di integrazione
deve intervenire nel rispetto del predetto termine. I piani di intervento
approvati sono recepiti all’interno del Piano regionale di gestione dei rifiuti
entro novanta giorni dalla data di approvazione da parte dell’Assessorato
regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità.

3. I singoli comuni appartenenti all’ATO,
entro trenta giorni dalla comunicazione di cui al comma 2, possono richiedere
il passaggio ad un diverso ATO, secondo quanto previsto dall’articolo 200,
comma 6, del decreto legislativo n. 152/2006. Il passaggio è disposto mediante
decreto dell’Assessore regionale per l’energia ed i servizi di pubblica
utilità, previa istruttoria da parte del competente dipartimento ed è adottato
entro centottanta giorni dalla presentazione della richiesta, che si intende
assentita nel caso di infruttuoso decorso del termine.».

Nota all’art. 1, comma 3: L’articolo 8
della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei
rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate
dal comma che si annota, risulta il seguente: «Funzioni delle società per la
regolamentazione del servizio di gestione rifiuti. –

1. La S.R.R., salvo quanto previsto dal
comma 2 ter dell’articolo 5, esercita le funzioni previste dagli articoli 200,
202, 203 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e provvede all’espleta
mento delle procedure per l’individuazione del gestore del servizio integrato
di gestione dei rifiuti, con le modalità di cui all’articolo 15.

2. La S.R.R. esercita attività di controllo
finalizzata alla verifica del raggiungimento degli obiettivi qualitativi e
quantitativi determinati nei contratti a risultato di affidamento del servizio
con i gestori. La verifica comprende l’accertamento della realizzazione degli
investimenti e dell’utilizzo dell’impiantistica indicata nel contratto e nel
piano d’ambito, eventualmente intervenendo in caso di qualsiasi evento che ne
impedisca l’utilizzo, e del rispetto dei diritti degli utenti, per i quali deve
comunque essere istituito un apposito call-center senza oneri aggiuntivi per la
S.R.R.

3. La S.R.R. è tenuta alla trasmissione dei
dati relativi alla gestione dei rifiuti con le modalità indicate dalla Regione
nonché a fornire alla Regione ed alla provincia tutte le informazioni da esse
richieste.

4. La S.R.R. attua attività di informazione
e sensibilizzazione degli utenti funzionali ai tipi di raccolta attivati, in
relazione alle modalità di gestione dei rifiuti ed agli impianti di recupero e
smaltimento in esercizio nel proprio territorio.

5. Qualora nel piano regionale di gestione
dei rifiuti siano previsti attività ed impianti commisurati a bacini di utenza
che coinvolgano più ATO, le relative S.R.R. possono concludere accordi per la
programmazione, l’organizzazione, la realizzazione e la gestione degli
stessi.».

Nota all’art. 1, comma 4: L’articolo 15
della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei
rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate
dal comma che si annota, risulta il seguente: «Disciplina dell’affidamento del
servizio di gestione integrata dei rifiuti. –

1. Fatta salva la disciplina transitoria di
cui all’articolo 19, il servizio di gestione integrata dei rifiuti è affidato
dalle S.R.R. in nome e per conto dei comuni consorziati, secondo le modalità
previste dall’articolo 202 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e
secondo quanto stabilito dalla normativa comunitaria. Le stesse società,
avvalendosi dell’Ufficio regionale per l’espletamento di gare per l’appalto di
lavori pubblici, possono individuare, sulla base del piano d’ambito e nel
rispetto dell’articolo 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito con modifiche dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e successive
modifiche ed integrazioni, il soggetto incaricato di svolgere la gestione del
servizio per i comuni consorziati, stipulando e sottoscrivendo con lo stesso un
contratto normativo che disciplina le modalità di affidamento, di sospensione e
di risoluzione ad opera dei singoli comuni della parte di servizio relativa al
territorio dei comuni stessi. La stipula e la sottoscrizione del contratto
d’appalto relativo ai singoli comuni compresi nella S.R.R. hanno luogo fra
l’appaltatore e la singola amministrazione comunale, che provvede direttamente
al pagamento delle prestazioni ricevute e verifica l’esatto adempimento del
contratto.

1 bis. Nei casi previsti dal comma 2 ter
dell’articolo 5 resta fermo che la stipula e la sottoscrizione del contratto
d’appalto relativo ai singoli comuni hanno luogo fra l’appaltatore e la singola
amministrazione comunale, che provvede direttamente al pagamento delle
prestazioni ricevute e verifica l’esatto adempimento del contratto.

1 ter. In sede di affidamento del servizio
mediante procedura di evidenza pubblica, trova applicazione quanto previsto dal
comma 2 dell’articolo 3 bis del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 convertito
con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.

2. Al completamento del primo triennio di
affidamento, e successivamente con cadenza triennale, la S.R.R., anche su
segnalazione di singoli comuni, procede alla verifica della congruità dei
prezzi rispetto alle condizioni di mercato applicate a parità di prestazioni.
Nel caso sia accertato che, a livello nazionale o regionale, il costo medio
applicato a parità di prestazioni, sia inferiore per non meno del 5 per cento
rispetto a quello praticato dal gestore, i comuni fino all’affidamento del
nuovo appalto con le modalità di cui al comma 1 possono recedere dal contratto
di appalto e provvedere ad un’autonoma organizzazione del servizio sul proprio
territorio, salvo che l’affidatario dell’appalto non dichiari la propria
disponibilità ad adeguare il corrispettivo alle sopravvenute condizioni
finanziarie.

3. Nei casi di cui al comma 2,
l’affidamento da parte dei singoli comuni è effettuato a condizione che:
a) garantiscano il raggiungimento dei
medesimi risultati del servizio e livelli di raccolta differenziata, in
quantità e qualità, previsti nel piano d’ambito;
b) utilizzino il personale a qualsiasi
titolo trasferito alle società ed ai consorzi d’ambito esistenti alla data di
approvazione della presente legge, corrispondendo alla S.R.R. i relativi oneri;
c) mantengano a proprio carico la quota
parte dei costi generali gravanti sulla S.R.R. per la gestione del medesimo
servizio nell’intero ATO.

4. Fino all’approvazione della tariffa
integrata ambientale, di cui all’articolo 238 del decreto legislativo n. 152/2006,
al fine di assicurare l’appropriata copertura dei costi del servizio di
gestione integrata dei rifiuti, la S.R.R. indica uno standard medio di
riferimento per la tariffa di igiene ambientale o per la tassa per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani per i comuni compresi negli Ambiti
Territoriali Ottimali. Nella indicazione dello standard si tiene conto del
livello di effettiva riscossione dell’ultimo triennio solare. I comuni possono
adeguare la TIA o la TARSU allo standard, fermo restando che, nel caso in cui
si determini uno scostamento rispetto a quanto necessario a garantire la
corretta gestione del servizio, sono comunque tenuti a individuare nel proprio
bilancio le risorse finanziarie ulteriori rispetto a quelle provenienti dalla
tariffa o dalla tassa, vincolandole alla copertura dei costi derivanti dal
servizio di gestione integrata dei rifiuti.

4-bis. La Giunta regionale è autorizzata a
definire e organizzare un sistema unitario, su base regionale, per la
riscossione delle entrate per i servizi connessi alla gestione integrata dei
rifiuti.».

Nota all’art. 1, comma 5: L’articolo 16
della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei
rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate
dal comma che si annota, risulta il seguente: «Capitolato generale della
gestione integrata dei rifiuti. –

1. Nel rispetto delle linee
guida di cui all’articolo 195 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, al
fine di uniformare nel territorio della Regione il servizio di gestione
integrata dei rifiuti, sia relativamente agli affidamenti, alle 
gestioni dirette ed alle concessioni
esistenti oltreché in ordine a quelli futuri, il Presidente della Regione entro
centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con
proprio decreto emana un capitolato generale della gestione integrata dei
rifiuti in Sicilia e lo schema di un contratto a risultato per il conseguimento
delle percentuali di raccolta differenziata stabilite dall’articolo 9, comma 4,
lettera a). Entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto sono adeguati,
anche in variante al contratto principale, i capitolati speciali di appalto e i
contratti di servizio in essere tra le società, i consorzi d’ambito e i comuni.

2. Ai fini dell’affidamento della gestione
di cui all’articolo 15, la S.R.R., o i soggetti di cui al comma 2 ter
dell’articolo 5, definiscono altresì un capitolato speciale d’appalto in
ragione delle specificità del territorio interessato e delle caratteristiche previste
per la gestione stessa.».

Nota all’art. 1, comma 6: L’articolo 18
della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione integrata dei
rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle modifiche apportate
dal comma che si annota, risulta il seguente: «Accelerazione delle procedure
autorizzative.

1. Ai fini della più celere attivazione
degli impianti necessari alla gestione integrata dei rifiuti, incluse le
discariche, il dipartimento competente dell’Assessorato regionale dell’energia
e dei servizi di pubblica utilità adotta le procedure di cui all’articolo 208
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e individua, per ciascuna
istanza di approvazione o autorizzazione, un responsabile unico del
procedimento.

2. Entro quindici giorni dall’acquisizione
dell’istanza, il responsabile del procedimento richiede a tutti i soggetti
competenti il proprio parere motivato, da esprimere entro e non oltre tre mesi
dalla richiesta. Trascorso infruttuosamente il predetto termine, il parere si
intende favorevolmente reso.

3. Il responsabile del procedimento convoca
la conferenza di servizi che deve concludere l’istruttoria entro centocinquanta
giorni dalla presentazione della relativa istanza con un parere unico motivato,
di assenso o diniego.

4. Le conclusioni della conferenza di
servizi sono valide se adottate a maggioranza dei componenti.

5. Il provvedimento finale è rilasciato dal
competente dipartimento dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi
di pubblica utilità e sostituisce ogni altra approvazione e/o autorizzazione di
legge, fatte salve quelle di competenza statale.

5-bis. Qualora non vengano rispettati i
termini di cui ai commi 2 e 3, trova applicazione il comma 4-quater
dell’articolo 2 della legge regionale 5 aprile 2011, n. 5.

5 ter. Relativamente agli impianti di cui
al comma 1 sono assegnate, altresì, all’Assessorato regionale dell’energia e
dei servizi di pubblica utilità le competenze di rilascio dell’autorizzazione
integrata ambientale di cui all’articolo 29 ter e seguenti del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, esclusivamente per le opere previste al
punto 5 dell’allegato VIII alla parte seconda del decreto legislativo n.
152/2006 e successive modifiche ed integrazioni.

5 quater. La risoluzione dei conflitti tra
i soggetti pubblici coinvolti nella gestione integrata dei rifiuti e bonifica
dei siti inquinati può avvenire, fermo restando il ricorso agli ordinari rimedi
giurisdizionali, in via amministrativa mediante l’attivazione di un
procedimento ad istanza dell’ente che ne abbia interesse. L’istanza è diretta
al dirigente generale del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti che,
sentite le parti ed assicurato il contraddittorio, nel termine di novanta
giorni emette un proprio decreto risolutivo del conflitto. Avverso la decisione
del dirigente generale del Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti sono
esperibili gli ordinari rimedi giurisdizionali.».

Nota all’art. 1, commi 7, 8, 9 e 10:
L’articolo 19 della legge regionale 8 aprile 2010, n. 9, recante “Gestione
integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati.”, per effetto delle
modifiche apportate dai commi che si annotano, risulta il seguente: «Norme
transitorie. –

1. Alla data di entrata in vigore della presente
legge, i consorzi e le società d’ambito costituiti ai sensi dell’articolo 201
del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono posti in liquidazione. Agli
stessi, ove venga adottata ordinanza del Presidente della Regione ai sensi
dell’articolo 191 del decreto legislativo n. 152/2006, sono preposti commissari
liquidatori nominati dall’Assessore regionale per l’energia ed i servizi di
pubblica utilità fra dirigenti dell’Assessorato stesso o dell’Assessorato
regionale dell’economia, che interviene in via sostitutiva nel caso in cui i
comuni soci non provvedano al riguardo entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge. I liquidatori o i soggetti in atto
preposti all’amministrazione, per le finalità di cui all’articolo 61 della
legge regionale 14 maggio 2009, n. 6, provvedono alla quantificazione della
massa attiva e passiva degli stessi consorzi e società d’ambito accertate alla
data del 30 giugno 2013 e all’accertamento delle percentuali di copertura dei
costi di gestione del servizio delle precedenti Autorità d’ambito, sostenuti
dagli enti locali, ai sensi dell’articolo 21, comma 17, della legge regionale
22 dicembre 2005, n. 19, e delle quote che gli utenti hanno versato come TIA o
TARSU. Il compenso previsto per i commissari liquidatori non può essere
superiore a quello previsto per i commissari nominati ai sensi dell’articolo 24
della legge regionale 3 dicembre 1991, n. 44 ed è a carico degli enti
interessati.

2. Fatta salva la speciale disciplina di
cui ai successivi commi, alla data di costituzione delle S.R.R. i rapporti
giuridici dei consorzi e delle società d’ambito in corso ivi inclusi i crediti
maturati fino al 30 giugno 2013 dalle autorità d’ambito di cui al comma 1
nonché tutti i rapporti attivi e passivi delle stesse società d’ambito e
relativi alle operazioni finanziarie dell’articolo 61, comma 1, della legge
regionale n. 6/2009, confluiscono in un’apposita gestione liquidatoria, che può
essere articolata in sottogestioni costituite per materia o per territorio.

2-bis. Ai fini di una più celere chiusura
delle gestioni liquidatorie di cui al comma 2 e a garanzia della rapida
estinzione dei debiti connessi alla gestione integrata dei rifiuti, il
competente Dipartimento dell’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi
di pubblica utilità coordina l’attività di tutti i soggetti pubblici coinvolti
nella gestione integrata del ciclo dei rifiuti; a tal fine il Dipartimento è
autorizzato ad anticipare risorse finanziarie a valere sulle disponibilità di
cui all’U.P.B. 5.2.1.3.99 - capitolo 243311 e l’U.P.B. 7.3.1.3.2 - capitolo
191304. Le disposizioni del presente comma si applicano a tutte le
anticipazioni disposte a valere su risorse regionali per fronteggiare le
emergenze in materia di rifiuti. Le gestioni cessano il 30 settembre 2013 e
sono trasferite in capo ai nuovi soggetti gestori con conseguente divieto per i
liquidatori degli attuali Consorzi e Società d’ambito di compiere ogni atto di
gestione. Gli attuali Consorzi e Società d’ambito si estinguono entro il 31
dicembre 2013. Gli amministratori e/o liquidatori delle società e dei consorzi
d’ambito che hanno conseguito risultati negativi per 3 esercizi consecutivi non
possono ricoprire incarichi di amministrazione e controllo nei nuovi soggetti
gestori.

2-ter. Le anticipazioni di cui al comma
2-bis già concesse, a qualsiasi titolo, ai consorzi ed alle società d’ambito di
cui al comma 1, sulla base delle certificazioni dei debiti esistenti alla data
del 31 dicembre 2011, sono recuperate, in dieci annualità, sulla base di un
dettagliato piano finanziario di rimborso proposto dall’Autorità d’ambito e dai
comuni soci asseverato mediante delibera di giunta, a valere sui trasferimenti
in favore degli stessi sulla base delle risorse loro attribuite ai sensi
dell’articolo 76 della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2 e successive
modifiche ed integrazioni o con eventuali altre assegnazioni di competenza
degli enti locali, ferma restando la titolarità di questi ultimi per le
riscossioni di competenza sino al 31 dicembre 2011. In caso di omessa
presentazione entro il 30 settembre 2012 del suddetto piano le anticipazioni
sono recuperate pro quota, in tre annualità a valere sulle medesime risorse nei
confronti dei singoli comuni soci. Il comma 8 dell’articolo 45 e il comma 4 dell’articolo
46 della legge regionale 12 maggio 2010, n. 11, sono abrogati.

3. In ragione dell’estinzione delle società
e dei consorzi d’ambito il regime transitorio per le diverse tipologie di
affidamento in essere è disciplinato in conformità con quanto previsto
dall’articolo 2, comma 38, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e dal comma 8
dell’articolo 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con
modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, modificato da ultimo
dall’articolo 15, comma 1, del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135,
convertito con modificazioni dalla legge 20 novembre 2009, n. 166.

4. Nel caso in cui, per effetto della
modifica degli Ambiti territoriali ottimali e della costituzione delle S.R.R.,
il servizio di gestione integrata dei rifiuti si svolga per una parte del
territorio mediante affidamento esterno a soggetti imprenditoriali e per la
rimanente parte mediante gestione diretta, la durata di quest’ultima non può
eccedere la durata dell’appalto esterno. Resta ferma la facoltà della S.R.R. di
affidare, anche prima di tale scadenza, la gestione del servizio
all’appaltatore individuato ai sensi dell’articolo 15.

5. Nel caso in cui per effetto della
modifica degli ambiti territoriali ottimali e della costituzione delle S.R.R.,
il servizio di gestione integrata dei rifiuti si svolga mediante affidamento
esterno a soggetti imprenditoriali diversi, il subentro del gestore individuato
ai sensi dell’articolo 15, ha luogo alla scadenza dei singoli contratti la cui durata
può essere prolungata solo nei casi consentiti dal decreto legislativo 12
aprile 2006, n. 163 e successive modifiche e integrazioni.

6. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge, l’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi
di pubblica utilità, con la partecipazione delle organizzazioni associative dei
comuni e delle province, individua il personale addetto fra quello già in servizio
presso le società o i consorzi d’ambito e proveniente dai comuni, dalle province
o dalla regione.

7. Sulla base dei criteri concertati fra
l’amministrazione regionale, le associazioni di rappresentanza degli enti
locali e le organizzazioni sindacali, le S.R.R. integrano le previsioni di cui
al comma 6 individuando il rimanente personale fra i dipendenti già in servizio al 31 dicembre
2009 presso
:
a) le società d’ambito;
b) i consorzi d’ambito;
c) le società utilizzate per la gestione
del servizio ed al cui capitale sociale partecipino gli enti locali o le
società o i consorzi d’ambito per una percentuale non inferiore al novanta per
cento. Per i
dipendenti già inquadrati nei profili operativi destinati al servizio di
gestione integrata dei rifiuti, l’assunzione ha luogo, in ogni S.R.R., previa
risoluzione del precedente rapporto di lavoro, a parità di condizioni
giuridiche ed economiche applicate a tale data e per mansioni coerenti al
profilo di inquadramento, con espresso divieto di adibi zione a mansioni
superiori.
I rimanenti dipendenti sono inquadrati, previa
risoluzione del precedente rapporto di lavoro, assicurando che, in ogni singola
S.R.R., il rapporto fra profili operativi destinati al servizio di gestione
integrata dei rifiuti e rimanenti profili professionali non sia inferiore al
novanta per cento. L’assunzione e/o gli inquadramenti hanno luogo a condizione
che l’originario rapporto di lavoro dipendente o le progressioni di carriera siano
stati costituiti o realizzate nel rispetto della normativa di riferimento, ed
in particolare, dell’articolo 45 della legge regionale 8 febbraio 2007, n. 2, e
dell’articolo 61 della legge regionale 14 maggio 2009, n. 6, o in forza di
pronuncia giurisdizionale che abbia acquisito efficacia di cosa giudicata o a
seguito di conciliazione giudiziale o extragiudiziale purché sottoscritta entro
il 31 dicembre 2009.

8. Il personale di cui ai commi 6 e 7 è assunto all’esito delle
procedure volte a garantire il definitivo avvio del servizio di gestione,
affidato con le modalità di cui all’articolo 15
. Tale personale è
utilizzato dai soggetti affidatari dell’appalto che ne assumono la
responsabilità gestionale, operativa e disciplinare, anche per quanto concerne
l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, nonché per
l’erogazione delle retribuzioni.

9. Fermo restando l’obbligo del ricorso
alle procedure di evidenza pubblica di cui all’articolo 45 della legge
regionale n. 2/2007, le S.R.R. non possono procedere per un triennio, a
decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, ad alcuna
assunzione.

10. In deroga alle previsioni delle
dotazioni organiche degli enti locali, nel rispetto dei limiti derivanti dal
patto di stabilità, il personale delle S.R.R. può altresì essere utilizzato per
servizi aggiuntivi svolti direttamente dagli enti locali.

11. Le norme amministrative e tecniche che
disciplinano la gestione integrata dei rifiuti alla data di entrata in vigore
della presente legge conservano validità sino alla adozione dei corrispondenti
atti adottati in attuazione della presente legge.

12. Fino all’inizio della gestione da parte
dei soggetti individuati ai sensi dell’articolo 15, e comunque non oltre il 30
settembre 2013, i soggetti già deputati alla gestione integrata del ciclo dei
rifiuti, o comunque nella stessa coinvolti, continuano a svolgere le competenze
loro attualmente attribuite.

13. Il personale già in servizio presso i
comuni, presente nella dotazione organica, transitato negli ATO, nella fase di
prima applicazione della presente legge può a richiesta tornare ai comuni di
appartenenza.».

LAVORI PREPARATORI D.D.L. n. 56 «Stralcio -
Norme di modifica alla gestione integrata dei rifiuti di cui alla legge
regionale 8 aprile 2010, n. 9». Iniziativa governativa: presentato dal
Presidente della Regione il 20 dicembre 2012. Trasmesso alla Commissione
‘Ambiente e Territorio’ (IV) il 20 dicembre 2012. Esaminato dalla Commissione
nelle sedute nn. 2, 3, 5 e 6 del 21, 24, 28 e 29 dicembre 2012. Esitato per
l’Aula nella seduta n. 6 del 29 dicembre 2012. Relatore: Ferrandelli. Discusso
dall’Assemblea nella seduta n. 8 del 29 dicembre 2012. Approvato dall’Assemblea
nella seduta n. 8 del 29 dicembre 2012.
(2013.1.35)119




Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 

"Norme in
materia ambientale"


SERVIZIO DI GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI
ART. 199 

(piani regionali)
1. Le regioni, sentite le province, i comuni e, per quanto
riguarda i rifiuti urbani, le Autorità d'ambito di cui all'articolo 201, nel
rispetto dei principi e delle finalità di cui agli articoli 177, 178, 179, 180,
181 e 182 ed in conformità ai criteri generali stabiliti dall'articolo 195,
comma 1, lettera m) ed a quelli previsti dal presente articolo, predispongono
piani regionali di gestione dei rifiuti assicurando adeguata pubblicità e la
massima partecipazione dei cittadini, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n.
241.
2. I piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono misure tese
alla riduzione delle quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti.
3. I piani regionali di gestione dei rifiuti prevedono inoltre:
a) le condizioni ed i criteri tecnici in base ai quali, nel
rispetto delle disposizioni vigenti in materia, gli impianti per la gestione
dei rifiuti, ad eccezione delle discariche, possono essere localizzati nelle
aree destinate ad insediamenti produttivi;
b) la tipologia ed il complesso degli impianti di smaltimento e di
recupero dei rifiuti urbani da realizzare nella regione, tenendo conto
dell'obiettivo di assicurare
la gestione dei rifiuti
urbani non pericolosi
all'interno degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo
200, nonche' dell'offerta di
smaltimento e di recupero
da parte del sistema industriale
;
c) la delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale
sul territorio regionale, nel rispetto delle linee guida di cui all'articolo
195, comma 1, lettera m);
d) il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti
necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di
trasparenza, efficacia, efficienza, economicità e autosufficienza della
gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno di ciascuno degli ambiti
territoriali ottimali di cui all'articolo 200, nonche' ad
assicurare lo smaltimento dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a
quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di
rifiuti;
e) la promozione della gestione dei rifiuti per ambiti
territoriali ottimali attraverso una adeguata disciplina delle incentivazioni,
prevedendo per gli ambiti più meritevoli, tenuto conto delle risorse
disponibili a legislazione vigente, una maggiorazione di contributi; a tal fine
le regioni possono costituire nei propri bilanci un apposito fondo;
f) le prescrizioni contro l'inquinamento del suolo ed il
versamento nel terreno di discariche di rifiuti civili ed industriali che
comunque possano incidere sulla qualità dei corpi idrici superficiali e
sotterranei, nel rispetto delle prescrizioni dettate ai sensi dell'articolo 65,
comma 3, lettera f);
g) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di
smaltimento dei rifiuti urbani;
h) i criteri per l'individuazione, da parte delle province, delle
aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento
dei rifiuti nonche' per l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allo
smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali di cui all'articolo
195, comma 1, lettera p);
i) le iniziative dirette a
limitare la produzione dei rifiuti ed a favorire il riutilizzo, il riciclaggio
ed il recupero dei rifiuti;
l) le iniziative dirette a favorire il recupero dai rifiuti di
materiali e di energia;
m) le misure atte a promuovere la regionalizzazione
della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani;
n) i tipi, le quantità e l'origine dei rifiuti da recuperare o da
smaltire, suddivisi per singolo ambito territoriale ottimale per quanto
riguarda i rifiuti urbani;
o) la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui
all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per rifiuti di
tipo particolare, comprese quelle di cui all'articolo 225, comma 6;
p) i requisiti tecnici
generali relativi alle attività di gestione dei rifiuti nel rispetto della
normativa nazionale e comunitaria.
4. Il piano regionale di gestione dei rifiuti e' coordinato con
gli altri strumenti di pianificazione di competenza regionale previsti dalla
normativa vigente, ove adottati.
5. Costituiscono parte
integrante del piano regionale i piani per la bonifica delle aree inquinate che
devono prevedere:
a) l'ordine di priorità degli interventi, basato su un criterio di
valutazione del rischio elaborato dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente
e per i servizi tecnici (APAT);
b) l'individuazione dei
siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli inquinamenti
presenti;
c) le modalità degli
interventi di bonifica e risanamento ambientale, che privilegino
prioritariamente l'impiego di materiali provenienti da attività di recupero di
rifiuti urbani;
d) la stima degli oneri finanziari;
e) le modalità di smaltimento dei materiali da asportare.
6. L'approvazione del
piano regionale o il suo adeguamento e' requisito necessario per accedere ai
finanziamenti nazionali.
7. La regione approva o adegua il piano entro due anni dalla data
di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto; nel frattempo,
restano in vigore i piani regionali vigenti.
8. In caso di inutile decorso del termine di cui al comma 7 e di
accertata inattività, il Ministro dell'ambiente e tutela del territorio diffida
gli organi regionali competenti ad adempiere entro un congruo termine e, in
caso di protrazione dell'inerzia
, adotta, in via
sostitutiva, i provvedimenti necessari alla elaborazione e approvazione del
piano regionale.
9. Qualora le autorità competenti non realizzino gli interventi
previsti dal piano regionale nei termini e con le modalità stabiliti e tali
omissioni possano arrecare un grave pregiudizio all'attuazione del piano
medesimo,
il Ministro dell'ambiente e tutela del
territorio diffida le autorità inadempienti a provvedere entro un termine non
inferiore a centottanta giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Ministro
può adottare, in via sostitutiva, tutti i provvedimenti necessari e idonei per
l'attuazione degli interventi contenuti nel piano. A tal fine può avvalersi
anche di commissari"ad acta".
10. I provvedimenti di cui al comma 9 possono riguardare
interventi finalizzati a:
a) attuare la raccolta differenziata dei rifiuti;
b) provvedere al reimpiego, al recupero e al riciclaggio degli
imballaggi conferiti al servizio pubblico;
c) favorire operazioni di trattamento dei rifiuti urbani ai fini
del
riciclaggio e recupero degli stessi;
d) favorire la realizzazione e l'utilizzo di impianti per il recupero dei
rifiuti solidi urbani.
11. Le regioni, sentite le province interessate, d'intesa tra loro
o singolarmente, per le finalità di cui alla parte quarta del presente decreto
provvedono all'aggiornamento del piano nonche' alla programmazione degli
interventi attuativi occorrenti in conformità alle procedure e nei limiti delle
risorse previste dalla normativa vigente.
12. Sulla base di appositi accordi di programma stipulati con il
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il
Ministro delle attività produttive, d'intesa con la regione interessata,
possono essere autorizzati, ai sensi degli articoli 214 e 216, la costruzione e
l'esercizio, oppure il solo esercizio, all'interno di insediamenti industriali
esistenti, di impianti per il recupero di rifiuti urbani non previsti dal piano
regionale, qualora ricorrano le seguenti condizioni:
a) siano riciclati e recuperati come materia prima rifiuti
provenienti da raccolta differenziata, sia prodotto compost da rifiuti oppure
sia utilizzato combustibile da rifiuti;
b) siano rispettate le norme tecniche di cui agli articoli 214 e
216;
c) siano utilizzate le
migliori tecnologie di tutela dell'ambiente;
d) sia garantita una
diminuzione delle emissioni inquinanti.

LEGGE 8 aprile 2010, n. 9. Gestione integrata dei rifiuti e bonifica
dei siti INQUINARI

Titolo III PROGRAMMAZIONE

Art. 9. Piano regionale di gestione dei
rifiuti

1. Il piano regionale di gestione dei
rifiuti, le modifiche e gli aggiornamenti sono approvati, sentite le province,
i comuni e le S.R.R. con decreto del Presidente della Regione, su proposta
dell’Assessore regionale per l’energia ed i servizi di pubblica utilità,
secondo il procedimento di cui all’articolo 12, comma 4, dello Statuto
regionale e previo parere della competente commissione legislativa
dell’Assemblea regionale siciliana. Il piano può essere approvato anche per
stralci funzionali e tematici e acquista efficacia dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.

2. La pianificazione regionale definisce i
criteri e le modalità per promuovere la programmazione e l’esercizio della
gestione integrata dei rifiuti, favorendone la riduzione, le forme di raccolta
aggregate dei materiali post consumo, indirizzando le raccolte di materiali
singoli o aggregati da destinare al riciclaggio e al recupero in modo omogeneo
nel territorio regionale, al fine di generare una filiera industriale del
riciclo e del recupero che possa contare su un flusso certo di materia per
qualità e quantità.

3. Il piano di cui al comma 1 fissa gli
obiettivi inerenti ai livelli di raccolta differenziata, indicando altresì le
categorie merceologiche dei rifiuti prodotti. Costituiscono parte integrante
del piano il programma regionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili
(RUB) di cui al decre to legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 (Attuazione della
direttiva n. 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti), il programma per
la gestione degli apparecchi contenenti PCB di cui all’articolo 4 del decreto
legislativo 22 maggio 1999, n. 209 e successive modifiche e integrazioni
(Attuazione della direttiva n. 96/59/CE relativa allo smaltimento dei policlorodifenili
e dei policlorotrifenili) nonché i piani per la bonifica delle aree inquinate
di cui all’articolo 199, comma 5, del decreto legislativo n. 152/2006 e
successive modifiche e integrazioni, ed altresì il piano per la bonifica ed il
ripristino delle aree inquinate.

4. Il piano regionale di gestione dei
rifiuti:

a) definisce le modalità per il
raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e di recupero di
materia, al netto degli scarti dei processi di riciclaggio, per ognuno degli
ambiti territoriali ottimali, attraverso l’elaborazione di un documento di
indirizzo denominato ‘Linee-guida operative sulla raccolta differenziata’ in
grado di supportare e guidare gli enti attuatori nella progettazione di
dettaglio ed ottimizzazione dei sistemi di raccolta differenziata,
privilegiando la raccolta domiciliare integrata, per il raggiungimento dei
livelli minimi così fissati:

1) anno 2010: R.d. 20 per cento, recupero
materia 15 per cento;
2) anno 2012: R.d. 40 per cento, recupero
materia 30 per cento;
3) anno 2015: R.d. 65 per cento, recupero
materia 50 per cento;

b) definisce le modalità per
l’accertamento, da parte di ogni S.R.R., della tipologia, delle quantità e
dell’origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire, all’interno dell’ATO di riferimento,
anche mediante un sistema che consenta di rilevare gli effetti progressivi
della implementazione dei sistemi di raccolta differenziata, mediante analisi
del rifiuto urbano residuo (RUR) che diano informazioni sulla composizione
dello stesso;

c) fissa i criteri per la classificazione
dei materiali presenti nel RUR, non riciclabili né altrimenti recuperabili, in
ordine di importanza (ponderale e di pericolosità) al fine di impostare
politiche e pratiche locali per la riduzione della immissione al consumo di
tali materiali;

d) definisce le modalità attraverso cui
assicurare la gestione integrata dei rifiuti urbani non pericolosi all’interno
degli ATO;

e) fissa i criteri attraverso i quali
assicurare il recupero e lo smaltimento dei rifiuti speciali in luoghi prossimi
a quelli di produzione, tenuto conto delle zone di crisi ambientale, al fine di
ridurre la movimentazione degli stessi;

f) fissa i criteri per l’individuazione
delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e
recupero dei rifiuti e i criteri per l’individuazione dei luoghi o impianti
idonei allo smaltimento, nonché le condizioni ed i criteri tecnici per la
localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti, escluse le discariche,
in aree destinate ad insediamenti produttivi;

g) definisce i criteri per la
localizzazione degli impianti operativi di selezione della frazione secca a
valle della raccolta differenziata, correlandone la potenzialità, la
funzionalità e la possibilità di conversione, parziale o totale, alle strategie
di raccolta differenziata e di trattamento del RUR;

h) fissa le modalità per la verifica degli
impianti di compostaggio e/o di digestione anaerobica esistenti, della loro
coerenza e compatibilità, anche solo parziale, con le strategie di trattamento
della revisione del piano, anche in relazione ai fabbisogni di trattamento del
rifiuto organico prodotto;

i) individua le modalità attraverso cui
verificare, in ciascun piano d’ambito, sulla scorta del numero e della
distribuzione territoriale delle piattaforme CONAI per il ritiro dei rifiuti
differenziati già esistenti, la capacità di assorbimento dei rifiuti
provenienti da raccolta differenziata integrata, allo scopo di consentirne
l’accesso con spostamenti contenuti da parte del soggetto incaricato del
servizio di gestione dei rifiuti;

l) determina, nel rispetto delle norme
tecniche statali in materia, disposizioni speciali per rifiuti di tipo
particolare, compresi i rifiuti da imballaggio;

m) fissa i criteri per la stima dei costi
delle operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani, nonché per la
stima dei costi di investimento per la realizzazione del sistema impiantistico
regionale;

n) individua le iniziative dirette a
limitare la produzione dei rifiuti ed a favorire il riutilizzo, il riciclaggio
ed il recupero dei rifiuti, anche mediante la realizzazione di campagne
conoscitive mirate per richiamare l’attenzione su comportamenti di
differenziazione non ancora ottimizzati;

o) descrive le azioni finalizzate alla
promozione della gestione integrata dei rifiuti;

p) pone i requisiti tecnici generali
relativi alle attività di gestione dei rifiuti, nel rispetto della normativa
nazionale e comunitaria;

q) prevede l’esclusione di trattamenti di
incenerimento dei rifiuti solidi urbani che non facciano ricorso a tecnologie
atte a garantire i requisiti di efficienza energetica nei termini fissati dalla
direttiva n. 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio. I trattamenti
di incenerimento devono essere classificati come operazioni di recupero e non
come operazioni di smaltimento;

r) definisce un piano per l’ampliamento di
discariche pubbliche esistenti e/o nuove discariche pubbliche, sufficienti per
soddisfare il fabbisogno del conferimento di rifiuti delle S.R.R. per almeno
tre anni;

s) prevede il fabbisogno di nuove
discariche fino al 2020, sulla base degli obiettivi di raccolta differenziata
previsti a regime nella presente legge;

t) individua le modalità specifiche per la
gestione integrata dei rifiuti nelle isole minori;

u) fissa l’individuazione dei sistemi per
incrementare l’intercettazione dei rifiuti fin dalle fasi della raccolta al
fine di ridurre il relativo conferimento in discarica;

v) fissa i criteri per il trattamento
preventivo dei rifiuti ammessi allo smaltimento in discarica comunque conformi
alle migliori tecnologie disponibili (BAT);

w) determina l’individuazione dei sistemi
di pretrattamento del rifiuto urbano residuo (RUR) da predisporre
immediatamente in ossequio a quanto previsto dal decreto legislativo 13 gennaio
2003, n. 36, ‘Attuazione della direttiva n. 1999/31/CE relativa alle discariche
di rifiuti’, privilegiando livelli di trattamento che comportino il minor costo
a carico della tariffa ed il maggior vantaggio am-bientale;

x) stabilisce i criteri e le modalità da
adottarsi in tutto il territorio della Regione, per la determinazione delle
tariffe di conferimento in discarica.

5. Il piano regionale di gestione dei
rifiuti è redatto in sostituzione di quello vigente, ai sensi dell’articolo 199
del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche, secondo i principi
fissati dalle norme comunitarie.



RIFIUTI  SICILIA  L.R. n. 3 2013 Modifiche alla legge regionale
8 aprile 2010   9  gestione integrata dei rifiuti
REGIONE
SICILIANA                          L'ASSEMBLEA REGIONALE                          Ha approvato
                      IL PRESIDENTE DELLA
REGIONE
 Promulga  la seguente legge:
                               Art. 1
Modifiche alla legge
regionale n. 9/2010 in  materia  di 
affidamento   del servizio di
gestione integrata dei rifiuti. Proroga di termini.
  1. All'art. 4, comma 2, lettera a), della
legge regionale 8  aprile 2010, n. 9,
dopo le parole «dalle S.R.R.» sono aggiunte le parole  «o dai soggetti indicati al comma 2-ter
dell'art. 5».
  2. All'art. 5 della legge regionale n.
9/2010, dopo il comma  2-bis e' inserito
il seguente:
    «2-ter. Nel territorio di ogni ambito
individuato  ai  sensi 
dei commi precedenti, nel rispetto del comma 28 dell'art. 14 del  decreto legge 31 maggio 2010, n. 78,
convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sostituito
dall'art. 19, comma 1, lettera b), del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95,
convertito con  modificazioni dalla legge
7 agosto 2012, n. 135,  i  Comuni, 
in  forma  singola 
o associata, secondo le modalita' consentite dal decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267 e senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, previa redazione
di un piano di intervento, con 
relativo  capitolato d'oneri e
quadro economico di spesa, coerente 
al  Piano  d'ambito 
e approvato dall'Assessorato regionale dell'energia e  dei 
servizi  di pubblica utilita',
Dipartimento regionale dell'acqua e 
dei  rifiuti,  possono procedere all'affidamento,
all'organizzazione e alla gestione del servizio 
di  spazzamento,  raccolta 
e  trasporto  dei 
rifiuti. L'Assessorato,   che   verifica  
il   rispetto   dei  
principi   di differenziazione,  adeguatezza 
ed  efficienza  tenendo 
conto  delle caratteristiche dei
servizi di spazzamento, raccolta e 
trasporto  di tutti i rifiuti
urbani e assimilati, deve pronunciarsi 
entro  e  non oltre il termine di sessanta giorni  dalla 
ricezione  del  piano 
di intervento. L'eventuale richiesta di documenti di  integrazione 
deve intervenire nel rispetto del predetto termine. I piani di  intervento approvati sono recepiti all'interno
del Piano regionale  di  gestione dei rifiuti entro novanta giorni
dalla data di approvazione da  parte dell'Assessorato
regionale dell'energia e  dei  servizi 
di  pubblica utilita'.».
  3. All'art. 8, comma 1, della legge regionale
n.  9/2010,  dopo 
le parole «La S.R.R.» sono inserite le seguenti: «,salvo quanto previsto
dal comma 2-ter dell'articolo 5,».
  4. All'art. 15 della legge regionale n.
9/2010,  dopo  il 
comma  1 sono inseriti i seguenti:
    «1-bis. Nei casi previsti dal comma 2-ter
dell'articolo  5  resta fermo che la stipula e  la 
sottoscrizione  del  contratto 
d'appalto relativo ai singoli comuni hanno luogo fra l'appaltatore e la
singola amministrazione comunale,  che  provvede 
direttamente  al  pagamento delle  prestazioni 
ricevute  e  verifica 
l'esatto  adempimento  del contratto.
    1-ter. In sede di affidamento del servizio
mediante procedura  di evidenza pubblica,
trova applicazione quanto  previsto  dal  comma  2 dell'art. 3-bis del decreto legge 13 agosto
2011, n. 138,  convertito con
modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.».
  5. All'art. 16, comma 2, della legge
regionale n. 9/2010, le parole «la S.R.R. definisce» sono sostituite dalle
parole «la  S.R.R.,  o  i soggetti
di cui al comma 2-ter dell'art. 5, definiscono».
  6. All'art. 18 della legge regionale n.
9/2010, dopo il comma 5-bis sono inseriti i seguenti:
    «5-ter. Relativamente agli  impianti 
di  cui  al 
comma  1  sono assegnate, altresi',
all'Assessorato  regionale  dell'energia 
e  dei servizi   di  
pubblica   utilita'   le  
competenze   di    rilascio dell'autorizzazione integrata
ambientale di  cui  all'art. 
29-ter  e seguenti  del 
decreto   legislativo   3  
aprile   2006,   n.  
152, esclusivamente per le opere previste al punto  5 
dell'allegato  VIII alla parte
seconda del decreto legislativo n. 152/2006 
e  successive modifiche ed
integrazioni.
    5-quater. La risoluzione dei conflitti
tra  i 
soggetti  pubblici coinvolti nella
gestione integrata dei rifiuti e 
bonifica  dei  siti inquinati puo' avvenire, fermo  restando 
il  ricorso  agli 
ordinari rimedi giurisdizionali, in via amministrativa mediante  l'attivazione di un procedimento ad  istanza 
dell'ente  che  ne 
abbia  interesse. L'istanza e'
diretta al dirigente generale del Dipartimento regionale dell'acqua e dei
rifiuti che,  sentite  le 
parti  ed  assicurato 
il contraddittorio, nel termine di 
novanta  giorni  emette 
un  proprio decreto risolutivo del
conflitto. Avverso la decisione del 
dirigente generale del Dipartimento regionale dell'acqua  e 
dei  rifiuti  sono esperibili gli ordinari rimedi
giurisdizionali.».
  7. All'art. 19, comma 1, della legge
regionale n. 9/2010, le parole «30 giugno 2012» sono sostituite dalle seguenti:
«30 giugno 2013».
  8. All'art. 19, comma 2, della legge
regionale n. 9/2010, le parole «30 giugno 2012» sono sostituite dalle seguenti:
«30 giugno 2013».
  9. All'art. 19, comma 2-bis, della legge
regionale n. 9/2010,  sono apportate le
seguenti modifiche:
    a) le 
parole  «il  30 
settembre  2012»  sono 
sostituite  dalle seguenti: «il 30
settembre 2013»;
    b) 
le  parole  «il 
31  dicembre  2012» 
sono  sostituite  dalle seguenti: «il 31 dicembre 2013».
  10. All'art. 19 della legge regionale n.
9/2010,  il  comma 
12  e' sostituito dal seguente:
    «12. 
Fino  all'inizio  della 
gestione  da  parte 
dei  soggetti individuati ai
sensi  dell'art.  15, 
e  comunque  non 
oltre  il  30 settembre 2013, i soggetti gia' deputati
alla gestione integrata  del ciclo dei
rifiuti, o comunque nella stessa 
coinvolti,  continuano  a svolgere le competenze loro attualmente
attribuite.».
Art. 2  Disposizioni finali
  1. La presente
legge  sara'  pubblicata 
nella  Gazzetta  Ufficiale della Regione siciliana ed entrera'
in vigore il giorno stesso  della pubblicazione.
  2. E' fatto obbligo a chiunque spetti  di 
osservarla  e  di 
farla osservare come legge della Regione.
    Palermo, 9
gennaio 2013
                              CROCETTA
 Assessore
regionale per l'energia        e per i
servizi di pubblica utilita': Marino

A.R.S. COMMISSIONE ATTIVITA’ PRODUTTIVE
Presidenza del Presidente, on. Marziano

    
La seduta è aperta alle ore 11.30
Seduta n. 180

     del 21.01.15  XVI Legislatura
    
Presidenza del Presidente, on. Marziano.

    
Si passa al primo punto all'ordine del giorno.

    
Il  PRESIDENTE invita il sindaco
di San Filippo del Mela,  dr. Pasquale  Aliprandi, 
ad illustrare la situazione 
di  disagio vissuta dalla
collettività comunale a causa della crisi 
della Centrale    termoelettrica   Edipower   
e   delle    connesse  problematiche occupazionali.

    
Il 
dr.
Aliprandi, sindaco di San Filippo del Mela, 
riferisce
che  
alcuni   lavoratori   della 
Centrale   Edipower   hanno pacificamente occupato, nei giorni
scorsi, la sede del  Comune  per 
attirare  l'attenzione  delle 
Istituzioni  regionali   e nazionali 
sulla  loro  condizione 
di  disagio.  La 
centrale      Edipower, alimentata
ad olio combustibile da oltre 30 anni,  è
 passata 
infatti, 
nell'arco di pochi  lustri,  da 
una  forza  lavoro 
di  cinquecento  unità a 
circa  duecento.  L'impianto appartiene  al 
gruppo A2A.
La crisi verrà a  breve 
aggravata  dall'attivazione  del cavo di conduzione installato  da 
Terna      s.p.a.,  che 
priverà  la  centrale 
di  San  Filippo 
di  una  ulteriore  
quota   di   mercato. 
Quanto  
alla   prospettata   riconversione della centrale asserisce di
salutare con  favore   tale  
eventualità   che,  tuttavia,   
dovrà   escludere   la
combustione  
del   carbone   ed  incentrarsi  
invece   sulla  combustione 
del  CSS  (combustibile solido  secondario), 
sul      solare termodinamico e sulle biomasse.
L'azienda non ha ancora  presentato i
suoi piani di riconversione industriale. 
Auspica il mantenimento dei livelli occupazionali ed una riconversione eco-compatibile.

     L'ing. 
Monteforte, responsabile Edipower
,
riferisce  come  la  produzione 
nazionale di energia elettrica 
nell'anno  2014  è  tornata 
ai  livelli del 2004.  Il
gruppo A2A,  attraverso 
la  controllata 
A2A  Ambiente, si è affermato
negli  ultimi  anni  nel 
settore della raccolta e della valorizzazione  energetica dei   rifiuti.
   Tale 
settore  industriale  potrebbe  
essere  sviluppato   anche 
in  Sicilia.  Si 
calcola   infatti   che, quand'anche  la raccolta differenziata arrivasse
nell'Isola  a percentuali prossime al
65%,
residuerebbero
circa  un 
milione  di  tonnellate 
di  materiale che ogni  anno 
potrebbe  essere      avviato 
al  ciclo  della valorizzazione  energetica.
  Con  la conversione  di 
un  gruppo  della centrale  Edipower 
di  San   Filippo 
del Mela per alimentazione a CSS, le prospettive  per l'impianto,  con 
una capacità produttiva  che  raggiungerebbe circa  55 
Megawatt, sarebbero certamente positive per  quanto      riguarda 
la  continuità  produttiva 
e  il  mantenimento 
dei      livelli    occupazionali.   
La   riconversione    industriale      dell'impianto di San Filippo è peraltro
all'attenzione di  uno      studio  
condotto   dall'Università  di 
Messina   che   verrà      pubblicato a breve e che confronterà le
emissioni attuali  con      quelle future (100% CSS).
    
L'azienda   intende  anche 
perseguire  i  piani  
industriali relativi al compostaggio dei rifiuti, al riciclo del  vetro 
e della  plastica. Tuttavia perché
tali progetti possano  essere  compiutamente 
avviati  occorrono 
i  necessari  passaggi  
di competenza delle Autorità amministrative e politiche.

    
L'ing.  
Lo   Monaco
,  dirigente  generale 
del   Dipartimento regionale dell'energia,
rileva come, secondo i piani  fin  qui esposti  
dall'Azienda 
Edipower,  tale 
società  propone   di occuparsi    in   
Sicilia,   nel   settore   
dei    rifiuti,  contemporaneamente  delle 
seguenti  attività:   compostaggio,      termovalorizzazione  (per 
circa  quattro  cento 
mila   metri      cubi/anno  
di   materiale),  digestione 
anaerobica   e   TMB      (trattamento  biologico meccanico) e chiederebbe
garanzie,  da      parte della Regione, in ordine ai rifiuti
ed al CSS necessario      al  funzionamento 
dei propri impianti.
Tale  proposta 
appare      oggettivamente  di difficile realizzazione sia  dal 
punto  di
vista 
normativo  che dal punto di vista
tecnico.  Infatti  la stessa 
presuppone che la Regione effettui una 
pianificazione  degli impianti a
servizio del sistema regionale, favorendo 
un progetto   industriale  ben 
preciso,  proposto  da  
privati.
    
Eventualità non percorribile in quanto i servizi che il gruppo  A2A 
intende svolgere, con la realizzazione degli impianti  in  argomento, 
dovranno
essere programmati con il concorso  delle
costituende SSR
(Società per la regolamentazione del  Servizio      Rifiuti) 
ed affidati mediante procedura ad evidenza  pubblica  secondo  
le   stringenti  disposizioni  
normative   europee,     nazionali e regionali.

    
Il  dott. Zaniboni, direttore di Grandi Impianti
A2A Ambiente,      gruppo  A2A,
  rileva da un lato la oggettiva  complessità 
dei      temi   affrontati, 
dall'altra  come  l'Azienda, 
nelle  altre      Regioni 
in  cui  è presente, ha riscontrato, da  parte 
delle      Istituzioni  regionali 
e locali,  un  approccio 
maggiormente      liberistico  al 
settore industriale della 
gestione  e  della      valorizzazione  energetica dei rifiuti, pur nel  rispetto 
dei      diversi piani regionali
dei rifiuti.

     L'ing.   Lo  
Monaco,
  dirigente  generale  del  
Dipartimento      regionale   dell'energia,  precisa 
che  le   perplessità  
in precedenza da lui stesso evidenziate riguardano esclusivamente la   possibilità, 
giuridica  e  tecnica, 
che   le   autorità  amministrative 
regionali  possano  offrire 
alcun   tipo   di      garanzia 
o  rassicurazione preventiva
alle  aziende  private, attive  nel 
settore in argomento, sulla futura profittabilità  economica degli investimenti. Con ciò
non intendeva  in 
alcun modo condizionare la libertà dell'iniziativa economica privata  di 
quanti,  autonomamente, decidano
di affrontare il  rischio      d'impresa, 
e  di  mercato in particolare,   connesso 
a  tali   attività industriali.

    
L'ASSESSORE  regionale 
per il territorio  e  l'ambiente, 
dr. Maurizio CROCE, riferisce come la posizione della Regione  sul tema 
è  sufficientemente chiara. La
Regione intende  superare quanto  prima 
il  sistema  del conferimento  dei 
rifiuti  in      discarica.
  Pertanto  osserva 
come,  nel  medio 
periodo,  si      apriranno interessanti prospettive per
quanti intraprenderanno    
iniziative  imprenditoriali 
nel  settore  del 
trattamento  e      valorizzazione   dei 
rifiuti.
 Certamente  
gli   affidamenti      avverranno 
con  il  rispetto rigoroso  delle 
norme  europee,  statali e regionali, mediante procedure ad
evidenza pubblica e con  la salvaguardia
dell'ambiente. Quanto alla pianificazione  regionale, 
ed in particolare al Piano rifiuti, 
ricorda  come   tale 
atto  sia in fase finale di
approvazione  da  parte 
del Ministero dell'ambiente.
     Il   Governo 
regionale,  quindi,   non 
potrà  che   salutare      favorevolmente  la eventuale  riconversione industriale  della centrale di San Filippo in impianto di
termovalorizzazione dei rifiuti e di combustione di CSS.

     Il  
Sig.  Foti,  rappresentante  Filtem 
CGIL,  apprezza   la  posizione del Governo regionale,
ritenendole rassicuranti  per  i  
lavoratori.   Tuttavia  osserva 
come  il  ritardo  
nella  costituzione delle SSR non
è un buon segnale.

    
Il  Sig.  Ferro, 
rappresentante UIL, ritiene  di  contro, 
la  situazione per i lavoratori
particolarmente preoccupante.  Nel prossimo  mese di giugno, infatti, cominceranno a
manifestarsi seri  problemi  occupazionali per i lavoratori della  centrale  Edipower.

     L'ASSESSORE  regionale alle attività produttive,  d.ssa 
Linda      VANCHERI,  ricorda 
come  sia  da 
tempo  attivo,  presso  
la      Presidenza della Regione,
un tavolo tecnico istituzionale  per
affrontare il complessivo tema dello smaltimento dei rifiuti e  dei   
risvolti   occupazionali.
   A   tale  
tavolo   siedono      necessariamente  gli 
Assessori  regionali  al 
territorio   e  ambiente, alle attività produttive, al lavoro
ed all'energia e ervizi  di  pubblica utilità. Il Governo  farà 
tutto  quanto  rientra nei suoi poteri per addivenire alla
migliore soluzione che salvaguardi l'ambiente ed i lavoratori.

    
Il   PRESIDENTE,  considerata 
da  un  lato 
la  contemporanea  presenza 
della  d.ssa  Vancheri, 
Assessore  regionale   alle attività  produttive e della d.ssa Giovanna
Marano,  Assessore  del  Comune  di Palermo alle attività produttive e  dall'altro lato   l'esiguo  
numero  di  componenti 
della   Commissione, propone di
proseguire la seduta per la trattazione del secondo punto all'ordine del giorno
in sede informale.

    
La COMMISSIONE approva.
    
Il  PRESIDENTE, non avendo altri
chiesto di parlare, rinvia la seduta.
    
La seduta è tolta alle ore 13.10.

I RIFIUTI IN SICILIA

CONFERIMENTO IN DISCARICA 1 MILIARDO ANNUO

CESTI DI GESTIONE 156 MILIONI

COSTI DEL
PERSONALE
13.000

DIPENDENTI 500 MILIONI UN ADDETTO OGNI 388

ABITANTI A TREVISO 1 DIPENDENTE OGNI 1.000 ABITANTI A LIVELLO NAZIONALE 1

DIPENDENTE OGNI 680 ABITANTI
COSTI DEI TRIBUTI IN SICILIA UNA MEDIA DI 200 EURO A RESIDENTE VCONTRO LA LOMBARDIA IN CUI
 OGNI RESIDENTE PAGA UN TRIBUTO DI 111 EURO
SPESA PER DUE TERMOVALORIZZATORI
IN SICILIA
E’ PREVENTIVATA IN  ALMENO 300
MILIONI
IGM DI GIULIO
QUERCIOLI
GESTISCE LA RACCOLTA A SIRACUSA E
DINTORNI
DUSTY WALTER
MAGNANO
DI SAN LORENZO LIO  GESTISCE IL
SERVIZIO  NE CATANESE OLTRE CHE IN DIVERSI ALTRI COMUNI
PROTO DOMENICO CHE GESTISCE CATANIA LA STESSA CHE GESTISCE LA DISCARICA DI MOTTA SANT’ANASTASIA
TRAMITE LA OIKOS
FAMIGLIA LEONARDI GESTISCE LA DISCARICA DI GROTTE D’INVERNO
GESENU PARTECIPATA DAL COMUNE DI PERUGIA    
FAMIGLIA CECCHINI NEL MESSINESE
TIRRENO AMBIENTE NEL MESSINESE
BIANCAMANO FAMIGLIA NEL TRAPANESE NEL NISSENO E NEL CATANESE L’AMMINISTRATORE PIER
PAOLO HA FONDATO I CIRCOLI DELLA LIBERTA’ AVVITI DA MARCELLO DELL’UTRI
ROMA COSTRUZIONE  GELA IN SOCIETA’ CON RICCARDO GRECO GESTISCE GELA GLI è STATA 
AFFIDATA A UNA SOCIETA’ CAMPANA
SERGIO VELA E
CATANZARO
COSTRUZIONE COME DISCARICHE GESTISCONO
IL SERVIZO NELL’AGRIGENTINO

BIANCAMANO SI FONDE CON LA

WASTE ITALIA DI PIETRO COLUCCI PER CREARE LA HOLDING DEI RIFIUTI E GESTIRE LA RACCOLTA IN GRANDI ATO E
REALIZZARE I TERMOVALORIZZATORI
MERCEGAGLIA MA ANCHE LA IMPREGILO LA A2a,  LA EDILPOWER HANNO
PRESENTATO UN PROGETTO DI TERMOVALORIZZATORE A PACE DEL MELA
HERA E IRES PATERCIPATE DEI COMUNI DELL’EMILIA ROMAGNA
ALERION CLEAN
POWER
OPERANTI NEL SETTORE DEI RIFIUTI ASSENTI
IN SICILIA
FONTE: ANTONIO FRASCHILLA
A CURA DEL COMITATO
CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

A
CURA DEL COMITATO CITTADINOISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE